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GUARINO GUARINI E LA CAPPELLA DELLA SINDONE


GUARINO GUARINI E LA CAPPELLA DELLA SACRA SINDONE

L'architettura deve "stupire gl’intelletti e rendere gli spettatori atterriti"

Olimpia Niglio

 

 

Grande aspettativa per la riapertura della cappella della Sacra Sindone a Torino oggi 27 settembre 2018, dopo 28 anni di chiusura dal 1990 a seguito della caduta di frammenti marmorei e poi per il devastante incendio dell’aprile 1997. In attesa di ammirare i restauri eseguiti avviciniamoci al luogo riscoprendone le origini nonchè per conoscere il genio rivoluzionario dell’architetto barocco Guarino Guarini.

 

A Torino nella primavera del 1667 non erano mancate osservazioni e perplessità riguardo i disegni che il padre teatino di Modena, Guarino Guarini (1624-1683) aveva proposto alla committenza per il completamento della cappella destinata ad accogliere la preziosa reliquia della Sindone presso il palazzo reale della capitale sabauda, reliquia che era stata trasferita da Chambery (Savoia) nel capoluogo piemontese nel 1578. Fu proprio in questa occasione che il cardinale di Milano Carlo Borromeo aveva invitato il duca Carlo Emanuele I a edificare una chiesa sulla piazza del Castello per custodire l’antico patrimonio sacro.

Nel 1610 fu affidato il progetto a due architetti il cui operato era ben noto nell’ambito piemontese: si trattava infatti degli architetti Antonio Vitozzi e Carlo di Castellamonte, entrambi protagonisti del rinnovamento urbano che aveva caratterizzato Torino a partire dal 1563, quando la città divenne capitale del Ducato di Savoia. Intanto i lavori intrapresi per la costruzione della cappella furono interrotti nel 1620 e la nascente fabbrica fu completamente abbandonata fino a tutto il 1656 quando entrò in scena lo scultore Bernardino Quadri, di riconosciute competenze artistiche ma non certo ingegneristiche tanto che ben presto la committenza reale ebbe forti dubbi su quanto si stava realizzando, manifestando infatti perplessità sulla consistenza delle strutture di elevazione che avrebbe poi dovuto sostenere la grande cupola. A fronte di tutto ciò i lavori furono interrotti nuovamente in attesa di una soluzione che sarebbe arrivata da lì a poco ma che doveva allo stesso tempo rispondere alle esigenze della committenza, che chiedeva una cupola ben più alta di quella del Duomo di S. Giovanni Battista, nonché rispettare l’impostazione formale originaria i cui risultati erano sotto gli occhi di tutti. Questo compito toccò al teatino Guarino Guarini che si era già distinto per alcune sue opere tra cui la chiesa della SS. Annunziata a Messina distrutta con il terremoto del 1783.

Intanto nell’autunno del 1662 Guarino Guarini, si era trasferito a Parigi per seguire il cantiere della chiesa di Sainte-Anne-La-Royale che i teatini stavano costruendo proprio difronte al Louvre, sulla sponda opposta della Senna. Certo è che questo fu un periodo propizio per il nostro Guarini in quanto il soggiorno parigino cadeva in un periodo di intensi scambi culturali e di grande fermento nel settore delle arti e dell’architettura con la presenza di François Masart e Louis Le Vau che a loro volta erano impegnati proprio nei progetti per il Louvre, confrontandosi anche con gli italiani Carlo Rainaldi, Pietro da Cortona e Gian Lorenzo Bernini, quest’ultimo giunto a Parigi su invito del re Luigi XIV nel 1665, quanto ancora era presente il Guarini.

Alla fine del 1666 il teatino abbandona Parigi per stabilirsi definitivamente a Torino dove, in poco più di quindici anni, progettò numerose ed importanti opere tra chiese, conventi, palazzi e ville suburbane. Primo incarico tra questi fu il completamento della cappella che doveva accogliere la sacra reliquia della Sindone. Il compito fu arduo e con tanti ostacoli soprattutto per i vincoli ai quali il teatino dovette sottostare nel rispettare anche le richieste della committenza desiderosa di vedere presto realizzata una cupola degna della magnificenza della casa reale. Il Guarini studiò attentamente lo stato di fatto della fabbrica ereditata e sin dai primi disegni non modificò nulla riguardo l’assetto planimetrico della costruzione né tanto meno le connessioni già realizzate della cappella con il duomo e con il palazzo. In realtà mantenne la fabbrica che aveva ereditato con l’ultimo intervento del Quadri fino al cornicione del primo ordine. Ma fu proprio in questo punto della costruzione che l’architetto non rinunciò a dichiarare presto le sue innovative invenzioni. Da qui verso l’alto ogni livello della costruzione era pensato per differire dal precedente dando vita ad un’articolata ed armoniosa geometria che nessuna cupola, fino a quei giorni, poteva vantare così tanta innovazione e arditezza formale e costruttiva.

Nel far dialogare necessità estetiche e strutturali, senza rinunciare ai desiderata della committenza, il Guarini introdusse un sistema molto interessante di dodici costoloni esterni dal cui schema costruttivo erano stati intessuti corone di piccoli archi da cui fece emergere la straordinaria forma serpentinata interna. A tutto questo si aggiunsero poi studi dettagliati di effetti ottici, giochi di luci ed ombre che garantivano una visione frammentata della cupola e una forte illusione in altezza, una vera e propria vertiginosa fuga verso l’infinito in grado di catturare per sempre l’occhio dell’osservatore.

Nel 1674 il matematico Donato Rossetti, visitando i lavori in corso della cappella non mancò di manifestare perplessità e dubbi sull’opera guariniana che già prima di essere completata aveva suscitato molte critiche da parte dei contemporanei rimasti abbagliati da un’opera del tutto singolare ma allo stesso tempo povera di riferimenti alla tradizione classica e per molti fu considerata “bizzarra e meravigliosamente strana”. I lavori principali si conclusero nel 1680 e la cappella fu inaugurata con una messa celebrata dallo stesso Guarini.

La “nuova maniera” proposta dal sacerdote teatino lo aveva sempre indotto a non confrontarsi con le certezze ma piuttosto a preferire i cammini inesplorati, a sperimentare l’ignoto, a guardare oltre gli schemi dei trattati e delle certezze provenienti dal passato. Diversamente quel codice universale dettato dalla storia aveva costituito per il Guarini una eredità su cui innestarsi, confrontarsi continuamente e su cui rielaborare, aggiungere, correggere procedimenti e forme per meglio adattarle alle esigenze contemporanee.

Dopo ventotto anni dalla chiusura avvenuta nel 1990 non ci resta adesso che riscoprire questa straordinaria architettura della cappella della Sacra Sindone potendo apprezzare, con il contributo dei restauri realizzati, le geniali soluzioni del Guarini la cui opera, come lui stesso affermava, doveva “stupire gl’intelletti e rendere gli spettatori atterriti”.

Adesso non ci resta quindi che restare stupiti nuovamente.


27 settembre 2018, h. 9.05

 



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