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Dalla Composizione alla ri_Composizione

The contemporary city appears as the eulogy of the fragment in which existing parts seek a possible coexistence with the new. In this context, the actions of re-composition, which obviously cannot rely on the simplification of an entire cancellation and therefore a new beginning of composition, must deal with what they find in the field by constructing overlaps and overwriting. Faced with this scenario, it is evident the need to redefine settlement criteria that are no longer based on the tabula rasa, but on the need to recover the existing, the remains and discards, as well as the fragments of a new ''re-compositive'' geography, that can configure new space systems. The existing becomes the 'variation on the theme' of new settlement principles that, in the face of the dissolution of the order of history, can bring out a new order by exploiting the opportunities for enhancing the pervasive fluid of the postmodernity junkspace.

Keywords: fragments, recycle, remix, demolitions.


Dalla Composizione alla ri_Composizione

Comporre frammenti nello junkspace


Ludovico Romagni

Università di Camerino, Italia


Nella mia vita non ho mai avuto l'opportunità di progettare una parte di città completamente nuova. Potremmo dire che, a parte la città di VeMA ideata da Franco Purini e esposta alla Biennale di Architettura di Venezia del 2006, negli ultimi decenni questo non è stato un argomento di riflessione per la nostra cultura architettonica.

Da quando ho iniziato a frequentare l’architettura (oramai più di trenta anni fa), mi sono sempre confrontato con una città che era già lì, ne ho progettato spazi residuali, relazioni tra antico e nuovo, cancellazioni parziali e sovrapposizioni. Ho dovuto sempre cercare di costruire relazioni tra elementi straordinariamente differenti: all’estemporaneità e dismisura delle forme che caratterizzano la produzione architettonica contemporanea, ho dovuto contrapporre una realtà urbana e territoriale caratterizzata da uno scenario definito da Augè come un cantiere continuo in cui convivono in maniera simultanea e conflittuale sia la contemporaneità della costruzione che il tempo storico della distruzione. Le rovine di ieri ma soprattutto le macerie di oggi  non sono più episodi eccezionali nel tessuto urbano ma sono ormai i caratteri riconoscibili e strutturanti della città. L’idea di una città idealizzabile come una immensa rovina, dove i diversi livelli di abbandono coesistono e cercano una relazione con il resto, genera una contraddizione dovuta proprio alla complessità e alle differenze insite nelle parti che la compongono: se da un lato esiste tutta una serie di frammenti incompiuti e abbandonati, cioè i rifiuti della città che si costruisce (o tenta di farlo), dall’altro c’è la rovina della città della storia identificata nei siti archeologici, nei ruderi dei monumenti storici o negli edifici del Tardo Moderno. L’interazione di rovine storiche, macerie contemporanee e eccezionalità formali, disciolte nelle varie declinazione del fluido continuo residuale, "Nonluoghi", "Terzo paesaggio", "Junkspace", ci costringe a ricercare strumenti e azioni progettuali capaci di riconoscere il potenziale positivo del frammento, del rifiuto, dello scarto e persino del monumento come se ci trovassimo in un’immensa rovina da usare, su cui accumulare, sovrascrivere il testo mutevole della città, sfruttare l’errore, la mancanza, il frammento, l’inconveniente: la città come il luogo dell’elogio del frammento, dove il tempo deve necessariamente essere “materia irrinunciabile del progetto”.

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Ultimo aggiornamento: 03/12/2018 14:39

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