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New York dall'Europa

The essay illustrates the original proposals of renewal of the city of New York advanced during the twentieth century by exponents of European architectural culture more involved in the search for innovative architectural and existential visions. The proposals are analyzed in light of the influence that the city has in turn exercised on a part of the twentieth century European architectural thinking, showing how its very presence has conditioned urban and architectural theories.

Utopic cities, Manhattan urbanism, New York architecture

 

New York dall’Europa

Alessio Palandri

Dottore di Ricerca in Architettura, Università di Firenze

 

È innegabile che la città di New York sia da sempre comunemente identificata con la penisola di Manhattan fino al punto di stabilirsi fra i due termini una sinèddoche. Altrettanto certa è la sorgente figurativa da cui scaturisce l’essenza stessa di un fenomeno come Manhattan, identificabile nella griglia bidimensionale di cui è il prodotto. Gli elementi che ne conseguono, cioè l’isolato e il grattacielo, assieme alla presenza del fiume Hudson e dell’East River, sono i fattori che con questa hanno assunto un ruolo decisivo nel determinare ciò che New York è stata in passato, è oggi e continuerà ad essere nel futuro. Come è noto la matrice che dà forma alla griglia è costituita da un reticolo geometrico in gran parte regolare fondato su una maglia piana di strade ortogonali che, sviluppandosi sull’intera superficie della penisola, rappresenta il risultato di un programma di rimozione degli originari accidenti topografici del luogo per permettere alla griglia di esprimere integralmente le capacità generative che la sua astratta geometria è in grado di sprigionare. La griglia, messa a punto da Simeon deWitt, Gouverneur Morris e John Rutherford tra il 1807 e il 1811, e la cui genesi va ricercata nelle Common Lands di Casimir Goerck del 1796 non meno che nella proposta di Joseph Franςois Mangin del 1803, è ritenuta fin dalle origini lo strumento fondamentale per la fondazione di una città che verrà percepita prima di tutto come luogo di soddisfacimento di interessi commerciali. Tale percezione è assecondata dalla conformazione degli isolati che, data la loro equivalenza, negano con la loro stessa presenza la possibilità di articolare una sufficiente quantità di spazio pubblico, favorendo all’opposto la speculazione privata e l’incremento delle entrate fiscali. Proprio questa rigorosa «Grid’s two-dimensional discipline» come fa notare Rem Koolhaas nel suo Delirious New York. A Retroactive Manifesto for Manhattan del 1978, «also creates undreamt-of freedom for three-dimensional anarchy». Il risultato è che «The Grid defines a new balance between control and de-control in which the city can be at the same time ordered and fluid, a metropolis of rigid chaos», il cui prodotto diretto è il grattacielo e l’auspicabile rimedio la Zoning Law del 1916. Gli esiti plastici che derivano dalla mera applicazione delle norme ivi contenute, magistralmente illustrati in una serie di disegni da Hugh Ferris in The Metropolis of Tomorrow del 1929, spingono verso l’immagine di un “Mega-Village”. È ancora Koolhaas che fa notare come «Even as each “house” fills up with accommodation, program, facilities, infrastructures, machineries and technologies of unprecedented originality and complexity, the primordial format of “village” is never endangered. The city’s scale explosion is controlled through the drastic assertion of the most primitive model of human cohabitation. This radical simplification of concept is the secret formula that allows its infinite growth without corresponding loss of legibility, intimacy or coherence», ma è anche ciò che ne determina le contraddizioni e ne amplifica i problemi.

 

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Ultimo aggiornamento: 12/09/2018 13:03

Rem Koolhaas,_The City of the Captive Globe_1972.jpg

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1FileRem Koolhaas,_The City of the C50 kB
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