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Verifiche di stampa 3D nel restauro archeologico per Palmira

The archaeological site of Palmyra over the last decade has become sadly known for the destruction of the ISIS. After two years in which it remained under the control of the Islamic state, Palmira was freed. In Rome, from October 7th to December 11th 2016, some of the monumental finds seriously damaged in Palmyra were exposed. The most interesting reconstructive event involved two busts restored in Italy thanks to 3D printing. The restoration was made one layer on top of another, in a succession of successive layers. The main feature was to realize the object in three dimensions on the basis of a software presented in Rome in the MakerFaire Rome of 2013. Currently the two busts of Palmira have returned to Syria.

 

Verifiche di stampa 3D nel restauro archeologico per Palmira.

Sandro Ranellucci

Dipartimento di Architettura, Università di Pescara


Palmira  si trova in un’ oasi  a 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor a sua volta sul fiume Eufrate. La città  era stata  un importante nodo commerciale sotto gli Assiri, ma la sua importanza aumentò molto quando la Siria passò sotto il controllo della dinastia Seleucide nel 323 a.C. Palmira divenne indipendente e sviluppò un proprio dialetto  ed un proprio alfabeto. La città riuscì per un periodo a mantenere l’indipendenza anche quando i romani fecero della Siria una loro provincia, prima di diventare il Regno Indipendente governato da Zenobia. Gli edifici più importanti di Palmira furono costruiti quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il primo e il terzo secolo d.C.: tra l’altro i romani convertirono l’antichissimo santuario di Baal nel tempio di Giove, la divinità romana più simile a Baal. La città conseguì ulteriore sviluppo  sotto i romani, prima di essere conquistata dagli arabi nel 634: da quel momento la sua importanza venne  ridimensionata e Palmira andò in rovina.

Prima della conquista da parte dello Stato Islamico, due dei templi meglio conservati di Palmira erano quello di Baal   di cui ancora era conservata la parte centrale e il colonnato esterno, e quello di Baalshamin, risalente a un secolo più tardi, più piccolo ma generalmente meglio conservato. Nell’estate del 2015 l’ISIS ha distrutto entrambi con delle cariche esplosive.

La notorietà del suo insediamento archeologico  l’ha accompagnato costantemente in rapporto agli scavi che via via ad esso sono stati dedicati. Fino a quando tale monumento, nel corso dell’ultimo decennio, è divenuto tristemente noto per le distruzioni di carattere militare  apportate dal sedicente stato dell’ISIS.  Così convulsi sono stati gli eventi che recentemente hanno riguardato Palmira da far  ritenere  utile una sintesi di essi, per quanto concerne non soltanto i misfatti intenzionali  subiti, ma anche per quell’operatività messa in campo successivamente dalla cultura occidentale per conseguire  opportunità conservative e ricostruttive.

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Ultimo aggiornamento: 21/08/2018 15:53

Palmira  il Tetraplylon,  tempio di 16 colonne, oggi distrutto  .jpg

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