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Franz Di Salvo, un architetto moderno

Francesco Di Salvo is well-known -and often criticised- for the Vele's project in Scampia district in Naples. The condition of segregation, lack of privacy, absence of urban relations, social exclusion, up to degradation was the result of modification made to the original design during the construction and, in this sense, the failure can not be attributed to Di Salvo, whose imaginative drawings let think us what, in other contextual circumstances, that project could have been. Looking at many other projects, Di Salvo's research, even if with some contradictions and changes of course, remains one of the most interesting in the modern era that in Naples had with him an important reference.

Franz Di Salvo, un architetto moderno

 

Federica Visconti

Università degli Studi di Napoli “Federico II” Dipartimento di Archietttura_DiARC

Renato Capozzi

Università degli Studi di Napoli “Federico II” Dipartimento di Archietttura_DiARC

 

La traiettoria di Francesco Di Salvo, nel difficile passaggio dell’architettura italiana tra il primo dopoguerra e gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, appare emblematica di una crisi dei presupposti del moderno e del razionalismo che avevano avuto in Italia una già “contrattata” e insolita vicenda. Le esperienze dei quartieri “bianchi” e dei concorsi per la residenza collettiva segnano, nei lavori di Di Salvo intrisi di un’ansia di rinnovamento puntualmente registrata sia da Kidder Smith (Kidder Smith, 1955) che da Carlo Pagani (Pagani, 1955) nei due noti resoconti, una significativa differenza e autonomia anche rispetto a progetti e realizzazioni che avevano avuto in Luigi Cosenza la figura guida anche dal punto di vista dell’impegno civile. Se nei quartieri di Barra, Poggioreale e nel Luzzatti, per il quale Di Salvo concorse con una versione alternativa, il referente tipologico di Cosenza e dei suoi stretti collaboratori erano stati senza dubbio alcuni progetti di Gropius prebellici (Siemensstadt, Dessau-Torten) o di Ernst May con alcune innovazioni e declinazioni mediterranee (scala aperta, logge incassate), di contro, per Di Salvo, il lessico adoperato è chiaramente riferibile ad alcune cifre lecorbusiane e per alcuni versi scharouniane. Nel Cesare Battisti, ad esempio, il tema della scala aperta si tramuta in promenade che stacca ancora più evidentemente il corpo volumetrico dai pilotis sottostanti mentre il sistema delle logge incassate diviene convesso nell’aggetto laminare, nei calibrati sporti volumetrici e nei raccordi di cimasa mentre, alla verticalità dei chiaroscuri e dei solchi dei ballatoi di Cosenza, si preferisce un terso sistema di sottili finestre a nastro chiamate ad accentuare la orizzontalità del volume. Analogamente, negli edifici in linea a Barra, la convenzionalità dei partiti architettonici viene riscattata dall’articolazione volumetrica in copertura del tutto interna alla tematica del tetto abitabile, verde o meno che fosse, che ancora nel maestro svizzero aveva trovato una prima e convincete codificazione. Sarà però nel Rione Mazzini a Capodichino, con Cosenza e altri, che il riduttivismo formale palesato nelle prove precedenti, congiunto a una estrema flessibilità degli assetti tipologici-distributivi di marca miesiana, troverà un definitivo compimento.

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Ultimo aggiornamento: 22/01/2018 16:44

F. Di Salvo, Unità di abitazione, Lotto M e L piano 167 Secondigliano, 1968.jpgLe Vele, foto di ©Peppe Maisto.jpg

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