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GLI SPAZI DEL SANTUARIO

The Sanctuary of Saint Vittore and Corona, founded in the 11th century, is considered as sacred space through a cross and liturgical interpretation. This research aims to reconstruct the context in which the saints' relics were moved, analyze the various individual aspects that characterized it and reconstruct the itinerary of the pilgrims, eventually tracing their liturgical path. Following a cross-analysis of every element, it is possible to assume that the Sanctuary of Feltre, since its founding, has shown proof of the close relationships between the journeys of the faithful, reconfirmed by the iconographic content of its frescoes, and liturgical space.

Keywords: Sanctuary, Vittore, Corona, itinerary, pilgrims.

GLI SPAZI DEL SANTUARIO. UNA LETTURA IN CHIAVE CONTESTUALE DEL SANTUARIO DEI SS. VITTORE E CORONA A FELTRE

 

Valentina Fiorindo

Storica dell’arte, Musile di Piave, Italia

 

La fondazione del Santuario dei SS. Vittore e Corona

Nell’isolata località di Anzù, a circa tre- quattro chilometri da Feltre, al di sopra di un dirupo del monte Miesna, si erge il Santuario dedicato ai Santi Martiri Vittore e Corona (Fig. 1), il quale domina sulla strada proveniente dalla destra del Piave e risalente il fiume Sonna (Alpago Novello, 1990², p. 5; Trevisan, 2008, p. 113). Il Santuario venne costruito nel 1096 per volontà di Giovanni da Vidor, soldato al servizio dell’imperatore Enrico IV, come viene ricordato nell’epigrafe della sua pregiata tomba appoggiata all’esterno dell’edificio. Quest’ultima fu predisposta dal figlio, il vescovo Arpone, il quale affidò il padre ai beati martiri Vittore e Corona. Lo stesso Arpone il 14 maggio del 1101 consacrò l’edificio, al cospetto dell’imperatore Enrico IV e collocò, nell’arca disposta al centro del martyrium, diverse reliquie tra cui quelle dei martiri, lasciando memoria di questo evento in un’iscrizione perduta e ripresa nell’epigrafe trecentesca collocata sul sarcofago dei santi (Trevisan, 2008, p. 113).

 

La discussa traslazione delle reliquie dei SS. Vittore e Corona

Un aspetto particolarmente difficile da chiarire è se la figura di Giovanni da Vidor o, meglio, il suo ruolo come protagonista, sia associato alla fondazione del Santuario feltrino o se possa essere in qualche modo collegato anche alla traslazione delle reliquie dei Santi Vittore e Corona a Feltre, uno dei punti più problematici da ricostruire. Nonostante la prima testimonianza del trasporto dei corpi dei SS. Vittore e Corona sia rappresentata nella decorazione ad affresco che ricopre il transetto nord del santuario feltrino, si ritiene che non possa essere assunta come prova concreta. E’ più probabile supporre che forse ad un certo momento storico, a fronte di una diminuzione dell’importanza del santuario feltrino e per volontà di diffondere e rinsaldare tra la popolazione la devozione dei sacri resti dei santi Vittore e Corona in esso contenuti, si sia dato origine alla leggenda della traslazione dei Santi Martiri (Coden, 1998, pp. 179-180), attraverso quell’episodio per nulla insolito nella storia della traslatio in Veneto, del trasporto «delle sacre spoglie su carri trascinati da animali» (Canzian, 2004, p. 50, nota 55). E’ altrettanto verosimile che si sia trattato di una vera e propria propaganda vescovile orientata ad aumentare l’influenza della diocesi feltrina, dal momento che il clero con il suo seguito giocava un ruolo chiave all’interno della leggenda e all’interno della scena rappresentata ad affresco nella parete del santuario (Coden, 1998, p. 180). Secondo quanto ipotizzato da Canzian, è attraverso una fitta «rete di relazioni parentali, o semplicemente solidali» createsi tra gli esponenti del ceto militare, rappresentato da Giovanni da Vidor, e l’Imperatore, mediante le personalità di rilievo, grazie alle quali «circolavano uomini, modelli,» idee e forse anche le preziose reliquie, che si può circoscrivere la fondazione del santuario dei SS. Vittore e Corona (Canzian, 2004, p. 65) e probabilmente anche la traslatio di questi ultimi. Inoltre, sembrerebbe indubbio riconoscere la paternità dell’azione della translazione dei corpi dei martiri al miles Giovanni da Vidor, per il ruolo assunto a servizio dell’imperatore, per i contatti con i personaggi di spicco e per l’appartenenza ad una famiglia d’alto rango. E’ vero che non esistono prove certe riguardo al trasporto delle reliquie sul monte Miesna e il periodo in cui si svolse, ma il contesto storico che ruota attorno a Giovanni da Vidor chiarirebbe di per sé i possibili dubbi, escludendo di conseguenza le altre ipotesi che sono state formulate a riguardo.

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Ultimo aggiornamento: 04/11/2017 08:01

Anzu_Feltre, SS. Vittore e Corona.jpg

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