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Un esempio di architettura moderna tra Europa e Colombia

Bruno Violi (Milan, 1909 - Bogota', 1971) is an Italian architect who definitively left Europe to move to Colombia in 1939. The essay presents a critical analysis of House Shaio, built in Bogota' in 1950, as an example of the direct and transversal form with which Violi took part in the development of modern architecture in the country, reconciling the baggage of experiences he built in Europe with Colombian environment and culture.

Bruno Violi, Modern Architecture, Bogota'.

Un esempio di architettura moderna tra Europa e Colombia

Bruno Violi e la Casa Shaio a Bogota'

Serena Orlandi

PhD Student, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Dipartimento di Architettura.

 

Durante la prima decade degli anni Trenta del novecento, le aspirazioni progressiste dello Stato Colombiano e la difficile situazione presente in Europa, dettarono le condizioni che portarono alla formazione di un gruppo d’avanguardia, composto da professionisti europei e colombiani formatisi all’estero rientrati nel paese, in grado di guidare il cambio di direzione in architettura e urbanismo. Il regime politico liberale che governò la Colombia tra il 1930 e il 1945, favorì lo sviluppo economico e introdusse importanti riforme all’interno della società, che coinvolsero direttamente il campo dell’architettura e della pianificazione urbana.

Dal 1933 si sviluppano piani di espansione della città; nel 1936 s’intraprende la costruzione del grande progetto della Città Universitaria; la sezione Edifici Nazionali del Ministero delle Opere Pubbliche si converte in un vero laboratorio di architettura moderna, realizzando un gran numero di edifici destinati all’educazione, alla salute, al trasporto e all’amministrazione pubblica.

Nel 1934 si costituisce la Società Colombiana degli Architetti e nel 1936 si crea la prima Facoltà di Architettura all’Università Nazionale. Inoltre, la rivista colombiana Proa, fondata nel 1946, oltre a pubblicare i progetti sviluppati nel paese, divenne il principale luogo di dibattito intorno ai temi della modernità, come le idee del razionalismo europeo, l’affermazione sociale della figura dell’architetto, la pianificazione urbana e le nuove tecnologie costruttive come il cemento armato, guidando il progresso in architettura verso una fase di maggior consapevolezza.

E’ questo il quadro all’interno del quale si colloca la figura dell’architetto italiano Bruno Violi. Nato a Milano nel 1909 da padre scultore, si formò tra l’Accademia di Brera, la Scuola di Architettura di Roma e di Milano, dove si laurea nel 1934. Dopo un periodo trascorso in Italia, passerà alcuni anni a Parigi, presso lo studio dell’architetto Denis Honegger, ex allievo di Auguste Perret, con il quale lavora al progetto per l’Università Cattolica di Friburgo.

Le origini familiari, la formazione accademica, le prime esperienze come architetto in Italia e in Europa, la prossimità vissuta più o meno direttamente al contesto architettonico e culturale italiano ed europeo, così come le conseguenti influenze che Violi ricevette da tali esperienze, rappresentano il bagaglio culturale che portò con sé quando, nel 1939, su invito dell’allora presidente colombiano Eduardo Santos, partì per il Sud America e si stabilì definitivamente a Bogotá.

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Ultimo aggiornamento: 15/07/2017 12:18

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