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Francesco Fichera / Guido Canella

Architect of “altro moderno” and that of “post modern” fought, in different times, a cultural battle with a common aim: to overcome the stylistic homogenization of International Style. The theoretical and methodological convergences between these two architectural “schools” can be analyzed through the juxtaposition of thought and works from two of the most representative architects: Francesco Fichera and Guido Canella.

Francesco Fichera / Guido Canella

Il superamento del linguaggio internazionalista tra “altro moderno” e “post moderno”.

Fabio Guarrera

candidate PhD Università IUAV di Venezia

Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica

 

 

Tutti gli artisti, e soprattutto gli architetti (i quali non inventano, non improvvisano,

ma rielaborano forme d’arte, le ricreano…tutti gli artisti, in tutti i tempi ...

si somigliano, si imitano, riecheggiano nello esprimersi alcuni elementi comuni ...

e ciò in quanto prendono dall’esterno e rielaborano all’interno. 

(francesco Fichera , G.B.Vaccarini, 1939 )

 

 

Premessa

A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, tra gli architetti italiani, si è sviluppato un dibattito che ha avuto per oggetto il superamento del linguaggio internazionalista del Movimento Moderno, a favore di un rinnovamento stilistico attento alle nozioni di storia e contesto. Una decisa revisione linguistica degli stilemi del razionalismo europeo è già percepibile, sin dall’immediato dopoguerra, nell’opera di alcuni maestri dell’architettura italiana - Ridolfi, BBPR, Michelucci, Gardella, Albini, Muratori - che iniziano ora a liberarsi dai tratti distintivi modernisti in nome di una “continuità” che Rogers intende come «mutazione nell’ordine di una tradizione» (Rogers, 1957). Questo processo di rinnovamento e critica, diventato sistematico con la generazione immediatamente successiva a quella di Ridolfi e Gardella, trova, a partire dagli anni Sessanta, in architetti come Gabetti/Isola, Rossi, Grassi e Canella, gli alfieri di una “nuova” strada segnata dal «definitivo distacco dall’ortodossia della tradizione del razionalismo» (Dal Co, 1996).

Nonostante la critica e la storiografia contemporanea abbiano dettagliatamente raccontato questa «ritirata italiana dall’architettura moderna» (Reyner, 1959), è opportuno chiarire che di “nuovo” quella strada post moderna aveva ben poco, dal momento che una profonda critica al funzionalismo europeo - a favore di una visione dell’architettura più radicata nella tradizione - era già stata avanzata, in seno stesso al Modernismo, da parte di quegli architetti che Luciano Semerani ha definito dell’altro moderno (Semerani, 2000). Architetti che hanno voluto confermare e aggiornare il lascito della tradizione classica, pur proiettandosi in una dimensione progressista e non sterilmente conservatrice.

La volontà di insubordinazione al linguaggio omologante dell’International Style, mediante la proposta di un’architettura attenta ai caratteri nazionali e regionali, appare quindi come il “movente comune” che rende confrontabile l’esperienza teorica dell’ “altro moderno” con quella del “post moderno”. Due percorsi paralleli che, seppur lontani nel tempo, sperimentano temi di ricerca, metodologie di progetto e riferimenti culturali simili, e che hanno come unico scopo il superamento del linguaggio razionalista ed europeista degli anni Trenta.

 

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Ultimo aggiornamento: 09/01/2017 08:55

Guido Canella. Centro Civico di Segrate. Milano.jpg

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