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The church of Hagia Sophia in the 6th century: the birth of a symbol

This essay brings us back to the birth of the church of Hagia Sophia in Istanbul, in a moment of great splendour of the Byzantine Empire. The ''great church'', as it was defined, played a symbolic role, both from the political point of view, in order to assert the power (and the profession of faith) of Justinian, both from the theological point of view so as to emphasize, with its play of lights and shadows, how divine wisdom underlies creation. The Sixth-Century propaganda helps us to imagine the importance of this building since its construction and how, in any time, possession of this masterwork has been desired. In the name of inter-religious peace, its use today as a museum must be defended.

Keywords: Byzantine architecture, Hagia Sophia, Justinian


 

THE CHURCH OF HAGIA SOPHIA IN THE 6TH CENTURY: THE BIRTH OF A SYMBOL

Claudia Lamberti

Università di Pisa

 

La presenza nella città di Costantinopoli di un luogo di culto dedicato alla Divina Sapienza (Hagia Sophia) è attestata fin dal IV secolo. Costantino fondò una chiesa circolare ad essa titolata, edificio poi ricostruito e ampliato durante il regno di Costanzo. Danneggiato da incendi nel 381 e nel 404, il tempio fu eretto nuovamente nel 415 da Teodosio II.

L’edificio venne dato alle fiamme il 15 gennaio 532 durante la rivolta Nika, ma Giustiniano dette immediatamente inizio ad una nuova fabbrica il 23 febbraio del 532, e il 26 dicembre 537 venne consacrata la grande chiesa, che per la sua audacia costruttiva fu motivo di stupore  per i contemporanei. Il 7 maggio 558 un terremoto provocò il crollo della cupola, che fu subito ricostruita, giungendo ad una nuova consacrazione il 23 dicembre 562. La chiesa giustinianea, che nonostante terremoti e guerre si conserva ancora oggi in gran parte, costituisce il vertice, il paradigma, l’emblema dell’architettura cristiana orientale.

 

Hagia Sophia e l'attività architettonica ed urbanistica giustinianea.

L'antica Bisanzio, rifondata nel 324 da Costantino e divenuta così Costantinopoli, conobbe una delle principali fasi di sviluppo architettonico proprio per diventare una città in grado di rivaleggiare anche sul piano rappresentativo con Roma. Dal punto di vista dell'estensione, la città costantiniana era limitata da nuove mura avanzanti di 3 km circa verso ovest rispetto alla più antica cinta fatta erigere attorno al Corno d'oro da Settimio Severo.  Con la seconda cinta muraria, quella teodosiana del 413, la capitale dell'impero d'Oriente raggiunse una superficie maggiore. Giustiniano ereditò una città già definita nelle sue linee urbanistiche essenziali, che non vennero di fatto più alterate se non per consolidare le strutture.

Secondo quanto riportato da Procopio di Cesarea, l'elenco delle opere giustinianee rivela una preponderanza di edifici sacri più che di opere civili. Si dovrà comunque ricordare che Giustiniano curò sia il ripristino del cuore della città, travolto dalle fiamme della rivolta del 532, sia la realizzazione di importanti opere pubbliche quali ospedali, cisterne (gli vengono attribuite quelle ora conosciute coi nomi turchi di Binbirdirek e Yerebatan Sarayi), portici e palazzi urbani e suburbani.

Indubbiamente l'attenzione e le spese dell'imperatore si concentrarono nell'area del Corno d'oro, interessata dall'incendio e comunque importante in quanto sede imperiale. Qui Giustiniano ricostruì la Chalkè, il vestibolo del Grande Palazzo collegato alla residenza di Hormisdas, il Senato, le terme di Zeusippo, il primo tratto della Mese, la chiesa di Sant'Irene e quella di Santa Sofia. Quest'ultima si collocava perfettamente tra le residenze del patriarca e dell'imperatore, da cui era separata dalla grande piazza dell'Augusteion.

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Ultimo aggiornamento: 21/11/2016 06:06

G. Fossati, Hagia Sophia, litografia colorata, 1852 .jpg

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