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Il ruolo dell'architettura nei confronti della società

The wide-ranging debate relating to the architect's responsibility towards society has often been over-simplified by use of the term participation, resulting in the production of a tide of literature on the subject. De Carlo was one who supported participation, but the matter is not as simple as that. Numerous examples have been cited, mainly of residential architecture, some of which council housing, in which the architect interviewed the inhabitants. Several critics have commented that he used maieutic to convince people to support his projects; others claim that in reality it was only a pretext for propaganda and publicity. What is certain is that participation was a key word for De Carlo, who was an attentive anticipator of present-day issues. The intention of this work is to explain De Carlo's theoretic by means of the cultural context and editorial production, in order to arrive at an understanding that the object in discussion is not participation (which can be defined as a tool) but rather the role architecture can have with regard to society. This will be explained by means of a close examination of the most noteworthy events which took place at the end of the CIAM until the creation of Team X and from the tenth Triennial of Milan in 1954 with the Mostra dell'Urbanistica entitled “Cronache Italiane”, up to the seventh Biennial of Architecture in 2000, organized by Massimiliano Fuksas entitled “Città, Less Aesthetics, More Ethics”. A rapid survey, similar to a trailer, in which the real protagonists are always the same: space understood as architecture and society understood as the people who inhabit it.


Il ruolo dell’architettura nei confronti della società. L’attualità di Giancarlo De Carlo


Isabella Daidone

Dipartimento di Architettura, Palermo, Italia

 

 

Introduzione

La riflessione sul ruolo dell’architettura nei confronti della società impone di riesaminare la contraddittoria questione riguardo la partecipazione e in particolare le considerazioni portate avanti da De Carlo come un “documento” rispetto al quale è possibile esprimere, a fronte di una corretta analisi di tipo scientifico, un giudizio di valore.

De Carlo era un partecipatore, ma la questione è assai più complessa. Sono note numerose architetture in cui nel processo progettuale l’autore abbia coinvolto i futuri abitanti, soprattutto architetture residenziali, alcune di tipo sovvenzionato. Diversi critici scrivono che usasse la maieutica, altri affermano che in realtà fosse il pretesto per propaganda e pubblicità.

Il fine di questo scritto è quello di spiegare la teoretica di De Carlo attraverso il contesto culturale e la produzione editoriale, con l’obiettivo di comprendere che l’oggetto della discussione non è la partecipazione – pur essendo una parola chiave per De Carlo, attento anticipatore di questioni oggi attuali – ma il ruolo che l’architettura può avere nei confronti della società.

Questo verrà spiegato attraverso una disamina dei fatti più eminenti avvenuti dalla fine dei CIAM alla nascita del Team X e si concluderà con il confronto tra due mostre di architettura: Cronache Italiane (Mostra dell’Urbanistica, X Triennale di Milano, 1954) e Città, Less Aestethics, More Ethics (VII Biennale di Architettura, 2000).Un excursus, come un trailer, in cui i veri protagonisti sono sempre lo spazio, inteso come architettura, e la società, ovvero gli uomini che la abitano.

 

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Ultimo aggiornamento: 10/12/2015 17:40

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