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Archeologia e architettura

This text describes a project for the archaeological area of San Carminiello ai Mannesi in Naples within the ancient Greek-Roman centre of Naples. The functional hypothesis is the construction of a building for students accommodation and of an archaeological museum but what is important is the ''architectural'' theme of “building above” that both the facilities try to interpreter. In this way, in fact, the buildings, suspended on the archaeological excavations, are able to establish a new relationship between ruins and the city in a new vision for the urban archaeological project.

Keywords: urban archaeology, archaeological project, ancient centre of Naples.

Archeologia e architettura per l’area archeologica di San Carminiello ai Mannesi

Un “riparo” per l’antico

 

Francesca Gosta

Laureata presso Università degli Studi di Napoli “Federico II”

 

Il tema affrontato riguarda la realizzazione di un parco archeologico per l’area di San Carminiello ai Mannesi a Napoli. Il complesso archeologico si estende in un’area per la maggior parte libera da fabbricati, compresa la chiesa del Carminiello ai Mannesi, distrutti durante il bombardamento aereo della Seconda Guerra Mondiale nel 1943, delimitata a sud da via Carminiello ai Mannesi, a nord da via dei Tribunali, a est da vico Zuroli e a ovest da Vico I Carminiello ai Mannesi. L’area, durante l’età Repubblicana, viene occupata intensamente, grazie ad un periodo di grande benessere economico nonché commerciale della città, e vede la costruzione di diverse Domus. In età Imperiale, invece, si può assistere a una serie di interventi che, pur mantenendo immutato l’impianto originario degli edifici esistenti, possono definirsi di riqualificazione e di riprogrammazione: è ciò che accade all’area del Carminiello che, proprio durante il I sec. d. C., verrà trasformata in un impianto termale, avvalorando un’ipotesi avanzata da Mario Napoli, in base alla quale vi era necessità di inserire edifici pubblici all’interno di insule doppie, non potendovi altrimenti trovare giusta collocazione in insule singole e strette (Napoli, 1959). Nel corso dei secoli, però, l’area non ha mai smesso di essere rimaneggiata nelle sue funzioni, per adattarsi alle esigenze, sempre diverse, della popolazione. Un’ipotesi di stratificazione storica e anche funzionale mostra come alcuni ambienti furono trasformati in un Mitreo durante il II sec. d.C, altri ancora in calcara durante la metà del V sec. d.C, fino ad arrivare alla costruzione della chiesa del Carminiello, databile intorno al XIII sec. d.C. Tuttavia, nonostante le nuove destinazioni d’uso, sono bel visibili ancora i locali termali, voltati, e ruotati di circa 27° rispetto all’asse principale dell’insula, come si evince da un complesso ordinamento degli ambienti con forme curvilinee predominanti, più tipiche delle terme che degli altri edifici pubblici romani. Per quanto attiene i resti archeologici attualmente osservabili in loco, tutta l’insula è stata costruita in Opus Cementicium, con l’impiego di altri tipi di Opus romane, come l’Opus Mixtum, l’Opus Reticulatum-Mixtum, l’Opus Vittatum ed anche l’Opus Signinum, ovvero il cocciopesto, in quanto questa tecnica usata dai romani permetteva di proteggere gli ambienti, sia esterni che interni, dall’umidità: la ritroviamo, infatti, per il rivestimento degli ambienti destinati alle cisterne delle terme. Ad una attenta analisi, si evince come, proprio a causa della continua esposizione agli agenti atmosferici, i principali fenomeni del degrado cui è sottoposto l’impianto termale, riguardano i fenomeni di mancanza, patina e patina biologica, nonché la presenza infestante di vegetazione.

... continua la lettera dal pdf allegato

Ultimo aggiornamento: 11/11/2015 16:50

Vista generale progetto area archeologica.jpg

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