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Ri-GENERAZIONI

Now it wants the mastery of ''mechanic'' in place of that of ''bricklayer''. It wants architects able to build while having to think about or be able to disassemble. Oftentimes we see the arrogance of so many artifacts that arrogate to themselves the right to feel immortal and instead of this are only premature obsolescence ungovernable. The implementation timing of contemporary architecture are often Jurassic, and even when the building is not already completed, usually the circumstances for which it was wanted change, impairing the realization that more and more often doesn´t allow to go back. Architecture is no longer able to keep up with the constant changes that the environment imposes (now increasingly rapid). Some case studies take us to a deep reflection. We will have, therefore, to rethink architecture with all the meanings of the temporal transformation, then operational reversibility.

Ri- GENERAZIONI

Emanuele Walter Angelico

Department d’Arch, Scuola Politecnica, Palermo, Italia


Dice Camilleri : “L’acqua non ha una forma propria, ed è come tutti gli altri liquidi, che assumono questa in ragione del contenitore che li circonda, che la contiene”. Nel suo romanzo infatti l’allusione è alla “verità”, questa può assumere qualsiasi forma. Ma sarà proprio il contesto in cui questa la si cerca a definirne la sua forma, il suo corpo, la sua dimensione. Definire, quindi, l’ambiente, le circostanze e le condizioni di un evento, può aiutare nella ricerca della pura verità, e questa sarà sempre più vicina alla realtà tanto più sono circoscritte nel puntuale le circostanze e le condizioni, l’ambiente e lo spazio.

Ma l’Architettura non dovrebbe seguire gli stessi principi? L’Architettura, non dovrebbe in pari modo all’acqua di Camilleri, seguire la forma del suo contesto? Non dovrebbe esser proprio il contesto a definire la forma dell’Architettura e non il suo contrario come sempre più spesso accade? Non dovrebbe l’architettura doversi addomesticare di volta in volta alle forme del suo spazio contenitore, alla sua città, al suo ambiente?

Per anni ci hanno spiegato che “è” il luogo che fa l’Architettura, ma pare che in ogni tempo ci si sia dimenticati del proverbiale  Genius Loci.

Il Genius Loci dovrebbe esser una entità naturale ma anche soprannaturale legata ad un luogo e oggetto di culto religioso. Tale associazione tra Genio e luogo fisico si originò dall’assimilazione del Genio con i Larii a partire dall’età augustea.

Secondo Servio, infatti, Nullus locus sine genio, ripresa poi da Papa Alessandro nella sua Epistola IV-1731: “Ogni luogo ha le sue qualità uniche, non solo in termini di composizione fisica, ma di come viene percepita, quindi dovrebbe essere (ma troppo spesso non è) responsabilità dell’architetto essere sensibile a quelle qualità uniche, per migliorare piuttosto che distruggere. In architettura, tutto deve essere adattato al genio del luogo” .  

 

contnua la lettura dal pdf allegato.

Ultimo aggiornamento: 10/11/2015 06:56

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