Animazione Testata

Articoli

The seismic vulnerability of vernacular architecture

The urban census, here proposed, is aimed at an expeditious as articulated knowledge of state of consistency, conservation and seismic risk of the architectural vernacular heritage, especially from the point of view of the seismic vulnerability, giving as assumed the condition of unpredictability of an seismic event, which is as evident as the probability of an earthquakes, characterized by an assigned intensity, in a pre-defined areas and considering a pre-assigned time window. The tool, described below, does not have a technical value in the narrow sense, it primarily do not want to suggest how to act on historic vernacular buildings, but rather it wants to provide general technical data of whether it is possible to intervene, proposing a preliminary scenario about outcomes, which are reasonably obtainable in particularly complex and compromise, contexts as, at first glance, it might seem, in terms of preservation of historical architectural vernacular heritage, in the case study of San Procopio. The contextual conditions are often the reason of the need to propose an expeditious tool, which is not only fast and unique, although at the same time able to document and represent complexity and variants of an architecture without architects, but also able to be used with a good level of control and uniformity by the average practitioner and professional, although not particularly experienced under the point of view of how to read and understand the ancient building, above all if not monumental, especially in terms of seismic performance.

 

Expeditious urban census of seismic vulnerability of vernacular architecture: the case study of San Procopio (Reggio Calabria-Italy)

Alessio Bianco

Università Mediterranea, Italia.

 

Introduzione

Nell'ultimo decennio le metodiche del restauro antisismico conservativo, soprattutto circa gli aspetti tecnico-costruttivi, seppure talvolta in diacronia con quelli speculativi di tipo computistico, hanno trovato, sebbene in un dibattito sempre molto dinamico, vasti strumenti di sistematizzazione scientifica e divulgazione dalla comunità accademica a quella professionale (Fiorani, 2013). Se infatti un ventennio fa le prime sperimentazioni di “manuali di recupero” e “codici di pratica per la sicurezza e conservazione” [1] potevano essere oggetto di vivissimo dibattito scientifico, si osserva, nel corso del decennio successivo, una loro rapida, se non certamente corale o univoca, diffusione anche presso il mondo professionale. Per tale motivo forse oggi appare poco interessante, in termini scientifici, fornire ulteriori strumenti specificatamente tecnici in tal senso orientati, reputando l'insieme di ricerche scientifiche e di esperienze disponibili già esaustivamente idonee a costituire un valido supporto metodologico e procedurale per il professionista, che ne volesse attuare i principi nell'elaborazione di un progetto volto al restauro stritturale antisimico e al recupero conservativo, anche nel caso dell’edilizia vernacolare mista (intelaiata lignea; in muratura confinata; etc [3]) per il quale esistono in Italia interessanti applicazioni puntuali, sebbene pochi studi olistici e sistematici.

Meno dibattuta presso la comunità scientifica di settore è invece oggi la tematica dei criteri e metodi per la diffusione della sensibilità, che sottende a questo approccio, presso la cittadinanza, le amministrazioni e in genere gli attori decisionali, in quanto non di rado considerata una tematica lontana dalle competenze specifiche di settore, pertanto rispetto alla quale si percepisce una scarsa capacità di incisione.

Probabilmente è per tale motivo che non poche ricerche, orientate in tale direzione, sono talvolta piuttosto manchevoli nell'ambizione di costituire un supporto, seppur tecnico, a decisioni che tuttavia rimangono sia politiche, in termini di rappresentatività delle istituzioni e partecipazione consapevole delle comunità (Pizzanelli, 2010), sia strategiche, da intendersi come assunzione di responsabilità della cittadinanza (Pareglio, 2005). Ciò perché talvolta tali strumenti non appaiono sufficientemente capaci di configurare e offrire scenari che, con i loro dati qualitativi e quantitativi, non solo e non precipuamente tecnici, possano porsi a guida metodologica per la valutazione della fattibilità di interventi programmatici di recupero di insediamenti, a maggior ragione se caratterizzati da un’edilizia tanto povera, in termini di essenzialità espressiva, quanto sofisticata, dal punto di vista delle prestazioni tecnico-costruttive, soprattutto se posta a confrontarsi con realtà locali scarsamente resilienti in termini sociali e di sensibilità civica.

Ciò perché, in linea generale, il recupero di insediamenti di interessante valore testimoniale, ma scarsamente attraenti, nell’accezione più comune del termine da un punto di vista forse grossolanamente definibile estetico, specie se abbandonati o in via di abbandono (Cervellati, 1991), a maggior ragione se siti in aree particolarmente depresse in termini economici e sociali, come nel caso in ispecie, è un processo destinato al fallimento, se non è espressione di un'istanza che prende le mosse dai suoi abitanti; si tratta inoltre di iniziative rivolte alle amministrazione, che hanno il ruolo di conoscere e riconoscere il valore potenziale dei loro patrimoni non monumentali, in un sistema di ruoli che la ricerca scientifica deve supportare nel suo divenire fattiva, ma che non può né artificiosamente configurare né tanto meno surrogare.

É evidente che tale approccio, aderendo ad un modello partecipativo multilivello e pertanto necessitando della collaborazione delle istituzioni, dei professionisti presenti sul territorio e della cittadinanza, è tanto più utile in contesti come quello oggetto dell’applicazione sperimentale, quanto passibile di fallimento, perché non costituisce un processo che la ricerca scientifica può gestire, attuare e validare in autonomia.

Difatti il caso applicativo della Calabria in tale contesto appare a maggior ragione interessante, se consideriamo che oggi già esistono degli strumenti tecnici che hanno visto delle applicazioni coerenti con questo orientamento anche in ambito calabrese (Ceradini, 2003; Bianco, 2010); per tale motivo sembra utile porre in evidenza che lo strumento di seguito descritto [2] non ha una valenza tecnica in senso stretto, ossia non vuole precipuamente suggerire come intervenire sull'edificato storico di San Procopio o dell’edilizia vernacolare mista, ma vuole piuttosto fornire indicazioni preliminari del se è possibile agirvi, proponendo uno scenario di massima degli esiti ragionevolmente ottenibili in un contesto così complesso e, come meglio di seguito esplicitato,  fortemente compromesso, ad una prima impressione, sia in termini di conservazione del suo patrimonio storico-architettonico vernacolare che dal punto di vista del depauperamento demografico e socio-economico. Tale scelta trova motivazione nella circostanza per cui, probabilmente, risulterebbe poco significativo, in una fase esplorativa e quindi preliminare, proporre uno strumento tecnico, a maggior ragione se di dettaglio.

... ... continua la lettura mediante il pdf allegato

Ultimo aggiornamento: 22/10/2014 15:52

Immagine.jpg

N.File AllegatiDim
1FileEDA_Bianco_10_2014.pdf2000 kB
2FileImmagine.jpg40 kB
Per vedere i file è consigliabile cliccare sul nome con il tasto destro e scegliere "Salva oggetto con nome..."


Home | Reti Tematiche | News/Eventi | Link | E-book |Books | Rivista | Credits | Editorial Board | Contatti