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Ling-Gang new city in Cina

The paper describes a project research aimed at defining tools and methodologies for the design of contemporary metropolises in contexts like China is, characterized by a recent and speed development in economics. The effort is to avoid the production of globalized images and re-introduce the idea of an urban fabric able to give urban quality to the places. At the scale of the residence, the typological mixitè is the tool to avoid the production of a alienating city while the architectural normative can guarantee the urban design capacity in in all the different linguistic expressions.

 

Metodologie e riferimenti per la costruzione di un’ipotesi urbana a Ling-Gang new city in Cina

Mirko Russo

Università degli studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Architettura_DiARC 

 

La frenetica corsa alla costruzione di nuove città, legata agli ingenti investimenti da parte dei paesi emergenti ed economicamente forti, ha comportato, nel corso degli ultimi decenni, la indiscriminata formazione di agglomerati urbani privi di qualsiasi fondamento e talvolta privi addirittura di abitanti. La forte speculazione ha favorito la scomparsa assoluta di pianificazione, quella del concetto stesso di città quale luogo dello “stare” collettivo, favorendo una sorta di gara alla costruzione di edifici, per lo più dormitori anziché case, disseminati sul territorio dal quale si tende solo a trarre il massimo profitto. I grandi flussi di popolazioni che tendono a spostarsi dalle campagne alla città, nello scenario di paesi in cui c’è stata una spaccatura profonda tra le classi sociali (situazione in cui i ricchi rimangono tali mentre gran parte del ceto medio tende ad impoverirsi), completano il quadro “offrendo” una forte domanda di abitazioni e sacrificando qualsiasi tipo di velleità legata alla residenza.
Il risultato tangibile di queste dinamiche, legate anche ad altri fattori, si propone a noi, grazie agli attuali mezzi di comunicazione, spesso in maniera assolutamente decontestualizzata e straniante: così i media si riempiono di articoli - ma prevalentemente di immagini - in cui, vengono messe in mostra, in ordine sparso, le copie di città europee ricollocate a qualsiasi latitudine, edifici accattivanti sempre meno a “misura d’uomo” o agglomerati/dormitorio, intervallati da autostrade, addossati in un vuoto privo di forma, perfettamente in linea con quella che è la ricerca dello stupire (in positivo o negativo) che caratterizza l’informazione: oltre ad un ancora più inquietante risvolto che è la perdita assoluta della specificità culturale della città stessa a favore di una immagine globalizzata di quest’ultima. Vittorio Gregotti riassume così il fenomeno: «La “città globale” ha grandissima estensione continua e senza bordi precisi, rinuncia a ogni relazione tra le parti e affida la sua riconoscibilità a elementi simbolici transitori e indipendenti da una qualche particolarità insediativa o storica della propria condizione urbana con il risultato che tra le centinaia di grattacieli recenti di molte postmetropoli le differenze morfologiche sono tanto esibite da divenire insignificanti oltre che incapaci di individuare una identità urbana complessiva.» (Gregotti, 2011)

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Ultimo aggiornamento: 26/06/2013 19:45

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