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IL RUOLO DELL'UTOPIA NELLA COSTRUZIONE DELL'URBANISTICA

On the background of the contemporary re-emerging of some typical issues of the utopian tradition, the aim of this essay is to analyse the meaning and the role played by the utopian dimension within the construction of urban and regional planning by focusing on the relationships between both the Ebenezer Howard´s model of garden city and London during the Industrial Revolution and the latter and the origins of urban and regional planning as a “technical” discipline.

Key-words: utopia, urban and regional planning, industrial revolution, garden city.

IL RUOLO DELL’UTOPIA NELLA COSTRUZIONE DELL’URBANISTICA

 

Cecilia Scoppetta

Sapienza University of Rome

 

Il recente riemergere della dimensione utopica negli studi urbani e territoriali.

La finalità di questo saggio è di esaminare criticamente - in maniera certamente non esaustiva, data la vastità e la complessità dell’argomento - il significato ed il ruolo svolto dalla dimensione utopica nella costruzione dell’urbanistica moderna attraverso l’analisi delle relazioni, non prive di ambiguità e contraddizioni, tra il modello di garden city elaborato da Ebenezer Howard (1898; 1902) e la Londra della Rivoluzione Industriale e tra quest’ultima e le stesse origini dell’urbanistica come disciplina “tecnica”.

Da un lato, infatti, la diretta relazione tra urbanistica e Rivoluzione Industriale costituisce la rappresentazione che, tradizionalmente, l’urbanistica ha dato di se stessa e che è stata messa in discussione soltanto a partire dagli anni ’70 (Sutcliffe, 1977; Dauton, 1983), contestandone la visione non sufficientemente articolata e non in grado di restituire la complessità delle differenti posizioni. Dall’altro, l’immagine della metropoli della Rivoluzione Industriale come “inferno” (e, quindi, l’assunzione della Londra ottocentesca come archetipo) ha indubbiamente costituito per molto tempo una rappresentazione dominante, e ciò è avvenuto per una complessa serie di motivi che hanno a che vedere con la costruzione dell’identità disciplinare.

L’interesse per una simile questione non è soltanto di carattere storiografico: infatti, forse anche in relazione all’attuale crisi economica, negli anni più recenti si è assistito al riemergere di alcuni temi (Magnaghi, 2011) che possono essere intesi come una reinterpretazione contemporanea di quelli che avevano caratterizzato l’“utopia concreta” della garden city. Si va dalla cosiddetta “agricoltura urbana” (Cognetti & Conti, 2012), cioè la ricerca di un nuovo rapporto di complementarietà urbano/rurale (Ferraresi, 2011; Coviello & ferraresi, 2010; Ferraresi, 2009) sullo sfondo di un’esigenza di un maggiore controllo sulle filiere produttive (Calori, 2009), alle ipotesi neo-comunitarie di riorganizzazione territoriale (Magnaghi, 2006), legate ad una rinnovata attenzione verso la dimensione locale (Magnaghi, 2010) alla luce del più ampio fenomeno della globalizzazione; dalle istanze di maggiore coinvolgimento nelle scelte che riguardano la collettività, con la sperimentazione di inedite forme di partecipazione, al tentativo di rispondere anche in termini progettuali all’esplorazione di inedite forme di reciprocità e comunanza (Brunetta & Moroni, 2008) e alla crescente domanda di vivibilità e sostenibilità quotidiana dei contesti urbani e metropolitani (Leighton-Chase et al., 2008); dalla riflessione sulle forme contemporanee dell’abitare (Lietaert, 2008; Multiplicity lab, 2007; Todros, 2011; Pattaroni & Breviglieri, 2011; Breviglieri, 2009; Sampieri, 2011) e sui nuovi “spazi della condivisione” (Brezzi & Russo, 2011; Carlini, 2011; Sennett, 2012) alla ricerca di parametri territoriali che, diversamente dal PIL, non siano riferiti alla sola sfera economica (Brooks, 2008; Daly & Cobb, 1994). Il legame di queste tematiche emergenti con la dimensione utopica sembra risiedere soprattutto nel loro essere non di rado poste in relazione, in modo più o meno esplicito, con un concetto di “felicità pubblica” (Bruni, 2002; Bruni & Zamagni, 2004; Kucharek, 2006; Frey & Stutzer, 2006; Piccinato, 2008), più o meno riconducibile al tema della cosiddetta “decrescita” (Latouche, 2004; 2005; 2008).

 

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Ultimo aggiornamento: 12/10/2012 04:36

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