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DUE PROGETTI DI ALDO ROSSI

Aldo Rossi had two main ways to relate to architecture: one was constructed through the process of knowledge and the other one through the process of imagination. Those two ways are captured and synthesized in a couple of definitely antithetical projects: San Cataldo cemetery in Modena and Teatro del Mondo in Venice. San Cataldo Cemetery is an analog city for the dead, displaying the process deducted from the observation of the architecture of the city, that is where all his interests and feelings are condensed. The theatre in Venice, on the opposite, is the objectification in image of the idea of city, an architectural object capable of retaining in its inside the iconography and the spirit of the city of Venice.

DUE PROGETTI DI ALDO ROSSI

Camillo Orfeo
Università degli Studi di Napoli Federico II, Facoltà di Architettura

 

Queste note fanno parte di un ragionamento nato in un corso a crediti liberi nella Facoltà di Architettura di Napoli, organizzato con Renato Capozzi e Federica Visconti, sui Maestri e le Scuole di Architettura in Italia. Aldo Rossi è stato il Maestro capace di sintetizzare e avvicinare le tre scuole di architettura italiane di Milano, Venezia e Roma, che si sono identificate nelle figure di Rogers, Samonà e Quaroni, precisando, in una Teoria sull’architettura e la città, le differenti ma coerenti tradizioni che queste scuole esprimevano.

Formatosi nell’ambiente milanese di Ernesto Rogers, Rossi è stato redattore di quella Casabella-Continuità che per oltre un decennio, dalla metà degli anni cinquanta, è stata uno straordinario punto di riferimento per il dibattito architettonico italiano. La sua carriera è inizia con opere e scritti che cercavano di ristabilire un rapporto di continuità con la storia dell’architettura e della città, portando avanti, la revisione critica al movimento moderno iniziata da Rogers. 

Gli obiettivi di Rossi sono stati ambiziosi e lo hanno spinto ad una rifondazione dello studio dell’architettura attraverso la ricerca di un fondamento specifico e proprio della disciplina. L’architettura per Rossi è intesa come una scienza positiva e il lavoro dell’architettura è assimilato a quello di altre scienze, naturali o umane, capaci di spiegare e ordinare i propri ambiti e conoscenze in una sorta di “oggettività cosciente”. Un lavoro, quello di Rossi, che ripercorre il pensiero di Adolf Loos, almeno nel suo intento di sottrarre l’architettura al campo del “fare artistico”, alle “esplorazioni linguistiche”, agli “stili”, per ridefinire l’appartenenza al campo della realtà come architettura della città. Ed è proprio nella città che si individuano le chiavi per spiegare l’architettura, i modi in cui essa è costruita, i principi della sua nascita, il modo in cui è cresciuta e si è sviluppata.

Alcuni concetti, introdotti nella sua Architettura della città del 1966, sono divenuti fondamentali nel dibattito architettonico e alcune «nozioni come “luogo”, “tipo”, “monumento”, “forma urbana”, ecc., divennero, alla fine degli anni sessanta, termini di riferimento correnti» (R. Moneo, 2005).

Il Luogo, come nell’architettura classica, riveste un ruolo “preminente”, capace di stabilire quel rapporto tra natura e costruzione «singolare eppure universale».

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Ultimo aggiornamento: 02/07/2012 14:53

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