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La Mostra delle Terre Italiane d'Oltremare

The complex of the Mostra delle Terre Italiane d'Oltremare built in Naples in 1940 represents a real 'case' within the season of Italian architecture characterized by an opposition of different stylistic options (Rationalism, Novecento, Eclecticism, Historicism, Littorio) within the wider context of the rhetoric of the fascism. The complex provides clear relationships with the built city and with nature, using a matrix system of tracks taken from the tradition of the Italian city. Its recent application to the protected site UNESCO list, requires a particular attention to the mode of action on this important architectural and urban heritage.

 

La Mostra delle Terre Italiane d’Oltremare: un “moderno” recinto di storia

 


Renato Capozzi

Università degli Studi di Napoli Federico II - Facoltà di Architettura


Il complesso della Mostra delle Terre Italiane d’Oltremare realizzato a Napoli nel 1940 rappresenta un vero e proprio 'caso' all’interno di quella stagione dell’architettura italiana in cui si fronteggiavano e si contrapponevano differenti opzioni stilistiche (razionalismo, novecento, eclettismo, littorio) nel più ampio contesto della retorica del regime fascista. In un certo senso l’esempio della Mostra è ancor più paradigmatico del coevo complesso dell’EUR a Roma innanzitutto per due fondamentali ragioni. La prima attiene al rapporto che il complesso stabilisce con la parte consolidata della città e con la natura, la seconda il carattere morfologico complessivo dell’intervento. Un’altra differenza, non marginale, sta nel fatto che l’occasione della Mostra è inscritta in un più ampio e complessivo riassetto della piana di Bagnoli, mentre nel caso dell’E42,  il quartiere, pur rappresentando una proiezione verso il mare di Roma, è pensato innanzitutto come una entità in soluzione di continuità con il centro urbano. Nel caso della Mostra, infatti, il problema del risanamento dell’area occidentale consente al complesso, realizzando un chiaro disegno urbano, di collegarsi, da un lato, alla città consolidata attraverso un complesso sistema infrastrutturale viario e ferroviario e, dall’altro, di porsi come preludio del più ampio sistema naturale costituito dai Campi Flegrei, già allora mèta di itinerari turistici importanti. Il complesso fieristico in qualche modo rappresenta il terminale di un rinnovato impianto urbano ideato, come la stessa Mostra, da Marcello Canino che assume come regola insediativa l’iterazione di grandi isolati a corte che costeggiano un grande asse alberato che, con una leggera rotazione, conduce all’ingresso principale della nuova cittadella cintata.

 

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Ultimo aggiornamento: 10/04/2012 07:36

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