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CULTURA DELL'ACQUA E CONOSCENZA LOCALE: IL CASO DI SIENA

Water as a scarce resource and as a common good undoubtedly constitutes a relevant issue since it is linked to the empowerment of local communities. Researches on developing countries highlight the role of traditional knowledge in achieving sustainability goals based on an appropriate use of natural resources, by establishing the harmony of architecture with the environment, the symbiosis of the techniques of organization of space with the traditions, the social habits, the spiritual values and the fusion between practical aspects and beauty. Some historical infrastructures of Italian municipalities in the Middle Age and in the Renaissance such as the underground aqueduct of the city of Siena also constitutes an example of these shared social-natural “constructs”.

 

CULTURA DELL'ACQUA E CONOSCENZA LOCALE: IL CASO DI SIENA.

Cecilia Scoppetta

Sapienza Università di Roma


L’acqua come bene comune. Anche in relazione alla crisi di sistema drammaticamente in atto, nei tempi più recenti il tema dei “beni comuni” è emerso come questione cruciale, evidenziando la necessità di un ripensamento dell'attuale modello di sviluppo. Questa particolare tipologia di beni, infatti, incorpora una serie di aspetti - dai diritti fondamentali al contratto sociale, alla qualità della vita - che pongono seri interrogativi sui limiti della mercificazione e del primato del mercato. L'acqua - che secondo Leonardo da Vinci è il “vetturale della natura” - costituisce il bene comune per eccellenza. Secondo le Nazioni Unite (Wolf, 1998) «It is now time to consider access to safe drinking water (...) as a human right to equal and non-discriminatory access to sufficient amount of safe drinking water for personal and domestic uses (...) to sustain life and health. States should prioritize these personal and domestic uses over other water uses and should steps to ensure that this sufficient amount is of good quality, affordable for all and can be collected within a reasonable distance from a person’s home». Tuttavia, nel diritto internazionale non esiste una definizione universalmente accettata di “diritto all'acqua”: infatti, un tentativo in questo senso è costituito dalla Convention on the Law of Non-Navigational Uses of International Water Courses, i cui punti centrali sono l'equa e ragionevole utilizzazione delle acque da parte di ogni stato ripario, l'innocuità degli interventi idrologici, la cooperazione nella gestione e l'obbligo di garantire la protezione dei bacini. Il fatto che, però, non siano state definite le modalità con cui definire il concetto di “utilizzo equo” e la natura non cogente dei principi sembrano rivelare come la drammatica scarsità dell'acqua -  dovuta sia al degrado ambientale che all'aumento esponenziale dei consumi - possa costituire un fattore di conflitti (Wolf, 1998).


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Ultimo aggiornamento: 26/03/2012 03:35

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