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L'UNESCO E LA TUTELA DEL “FENG MAO”

The paper concerns the issue of conservation of both tangible and intangible heritage. This enlarged point of view become particularly relevant in not-western cultural contexts, requiring a multidisciplinary approach. The Chinese case study shows how conservation should be mainly intended as a process of knowledge construction aimed to a collective awareness of the local identity.

Key-words: cultural landscape, economic growth, multidisciplinary approach.

L’UNESCO E LA TUTELA DEL “FENG MAO”

Cecilia Scoppetta, La Sapienza Università di Roma

I cinesi, per definire l’identità di un luogo, utilizzano la louzione “feng mao”. Il primo termine, “feng”, significa “carattere” e si riferisce alla dimensione “immateriale” (cioè sociale, culturale e spirituale) di un luogo, che viene intesa come “incorporata” nelle sue caratteristiche “fisiche”; quasi una sorta di esalazione e può essere anche tradotta con il termine “atmosfera”.
Il secondo termine, “mao”, significa, invece, “apparenza” e si riferisce alla dimensione “materiale”, cioè al complesso delle forme e degli spazi fisici. “Mao”, l’apparenza di un luogo, è inteso come portatore del “feng”, cioè della sua dimensione spirituale. Il tangibile “mao” e l’invisibile “feng”, quindi, sono complementari ed intimamente connessi: la loro organica integrazione costituisce l’identità di un luogo, differenziandolo da tutti gli altri.
Il saggio pone la questione di una reale ed efficace tutela dei siti iscritti alla World Heritage List dell’Unesco e situati in Paesi che, come la Cina contemporanea, stanno attraversando una fase di intensa e tumultuosa trasformazione connessa al fenomeno dell’abbandono delle campagne e di una rapidissima ed incontrollata urbanizzazione.
Si tratta di un fenomeno senza precedenti: secondo l’ONU, nel 2006 la popolazione totale della Cina ha, infatti, raggiunto quota 1,3 miliardi, il 44% dei quali vive nelle aree urbane e si calcola che nel 2035 questa percentuale arriverà al 70%. Questa rapidissima trasformazione non comporta soltanto un mutamento degli spazi “materiali”, ma finisce per investire anche i valori tradizionali. Ne deriva il venir meno dell’identità dei luoghi, cioè del “feng mao”.
La Convenzione internazionale sulla protezione del Patrimonio mondiale, adottata nel 1972 dalla Conferenza Generale degli Stati Membri dell'UNESCO, costituisce uno strumento fondamentale per la conservazione dei beni il cui valore è ritenuto “universale” ed “eccezionale”. Tale valore viene riconosciuto sulla base di una serie criteri.
Un monumento o un sito o un complesso deve, ad esempio, rappresentare un capolavoro del genio creativo dell'uomo o aver esercitato un'influenza considerevole in un dato periodo o in un'area culturale determinata, sullo sviluppo dell'architettura, delle arti monumentali, della pianificazione urbana o della creazione di paesaggi. Oppure costituire testimonianza unica o, quantomeno, eccezionale di una civiltà o di una tradizione culturale scomparsa, o offrire esempio eminente di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o di paesaggio che illustri un periodo significativo della storia umana. O, ancora, essere direttamente o materialmente associato ad avvenimenti o tradizioni viventi, idee credenze o opere artistiche e letterarie con un significato universale eccezionale. Ma, soprattutto, uno dei criteri di inclusione nella World Heritage List dell’Unesco riguarda la vulnerabilità, per effetto di mutazioni irreversibili, di un esempio eminente di insediamento umano, rappresentativo di una cultura. Il complesso storico-paesistico di Chengde, iscritto nella World Heritage List nel 1994, riassume in se stesso tutti i caratteri di eccezionalità ed universalità precedentemente richiamati, ma anche gli aspetti riguardanti la vulnerabilità.

 

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Ultimo aggiornamento: 13/02/2011 11:30

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