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LA CAMERA OTTICA ED IL SUO IMPIEGO

During the XVIII century, painters and architects in the Veneto used the ''camera obscura'' to make city views and drawings of individual buildings. This article examines the history of this instrument from its origins to its use by the Venetian townscape painters and architects in the 1700s; furthermore the text reports about the different kinds of “camera obscura” it was possible to use in the XVIII century showing some pictures included a pattern of the camera known as Canaletto's one.

LA CAMERA OTTICA ED IL SUO IMPIEGO IN PITTURA E NEL DISEGNO D'ARCHITETTURA

di Emiliano Balistreri

 

Il primo studioso che abbia spiegato il funzionamento di una camera ottica con lenti è stato, nel 1521, l'abate Francesco Maurolico, poi, nel 1568, Daniele Barbaro, nel trattato La pratica della prospettiva, oltre ad esporre a propria volta le caratteristiche dello strumento, evidenziò l'utilità del diaframma per ottenere una maggior nitidezza.
La camera ottica è un'evoluzione della camera oscura semplice, già nota in età medievale (ne scrisse l'arabo Alh Azen nell'opera Opticae thesaurus), che fu perfezionata da Roger Bacon nel XIII secolo e venne poi descritta dettagliatamente nel XVI secolo da Leonardo da Vinci il quale sostenne l'opportunità di sostituire al foro stenopeico una lente che, come in seguito dimostrò Gerolamo Cardano, permette di migliorare la qualità dell'immagine.
Nell'opera Magie naturalis libri IV di Giovan Battista della Porta si trova per la prima volta la descrizione completa della camera oscura, ma solo nella seconda edizione del 1589 e non già in quella del 1558: l'autore del trattato consigliava di ricalcare l'immagine dipingendo sopra lo schermo (Leonardo da Vinci era giunto a proporre un metodo più empirico, ovvero quello di disegnare su di un vetro posto parallelamente all'oggetto prescelto, idea che ispirò il modello della camera ottica senza specchio).
Durante il XVII secolo vennero realizzate sperimentalmente le prime camere oscure portatili dopo che Johannes Kepler nel 1611, nel trattato Diottrica, ne aveva descritto un modello portatile munito di specchio e cannocchiale in funzione di teleobiettivo proponendolo come mezzo ausiliario per il disegno di paesaggi dal vero.
L'impiego della camera ottica rimase marginale anche nel XVIII secolo ma fu un fenomeno di notevole importanza in area veneta nell'ambito dei vedutisti (tra i pittori di figura pare che solo Giovan Battista Piazzetta la utilizzasse), tanto per le visioni d'insieme di parti della città quanto per restituire i volumi degli edifici architettonici rappresentati. Infatti si servirono sicuramente della camera ottica Antonio Canal il Canaletto, Bernardo Bellotto e Francesco Guardi, con la sostanziale differenza che, mentre il Bellotto disegnava l'oggetto della rappresentazione in un solo foglio, il Canaletto disegnava a stralci su vari fogli per poi unirli in un'unica composizione d'insieme corretta e resa omogenea con il paragone dal vero dell'oggetto della raffigurazione (dallo “scaraboto”, schizzo, si passava alla veduta panoramica); il Canaletto inoltre si proponeva di usare la camera ottica per far coincidere la prospettiva teorica con quella reale non riuscendo però nell'intento quando si affidava ad una camera ottica con grandangolare.

 


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Ultimo aggiornamento: 18/06/2010 02:22

9_Bellotto-Arsenale_OK.jpg

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