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ARCHITETTURA DEL MONDO ISLAMICO

The architecture of the Islamic world is often considered, even nowadays, like an indistinct whole, notwithstanding its century-old history and multiple artistic forms, risen on an area that involves forty nations and spans over three continents. This is the consequence of an Eurocentric and outdated vision, which considers Islam as a static, monolithic and closed universe: a symmetric vision also shared by some ideological trends existing inside the Islamic world itself. Islam art, architecture and culture, instead, cannot be fully understood if not considering the interactions and trading with various other civilizations. Breaking with the traditional isolation of the Muslim universe, this book underlines the fertile fabric of intercultural contaminations which characterize the architecture in the Islamic world during the Middle Age, between VII and XV century, from the Iberian peninsula to Sicily, from Egypt to India, and shows, thanks also to a rich, and mostly unpublished, iconographic apparatus, the peculiarity of the styles that mark different periods and regions.

ARCHITETTURA DEL MONDO ISLAMICO. DALLA SPAGNA ALL'INDIA (VII - XV SECOLO)
di Alireza Eslami Naser

 

Recensione di Eugenio Galdieri

 

Come si può raccontare una Storia dell’Architettura nel mondo islamico

Grazie a Dio (o meglio, al-hamd-ul-illah), possiamo finalmente leggere la storia - e le storie - di un’architettura complessa e multiforme quale quella dell’universo islamico, scritta non da uno Storico o da uno Storico dell’Arte, bensì da un Architetto. Le oltre quattrocento pagine del libro di Alireza Naser Eslami contengono più storia di molti studi storici, in quanto sono permeati dal complesso e inestricabile connubio che nei millenni ha sempre unito lo scorrere del tempo, la vita e le passioni dell’uomo, la necessità di costruire un alloggio, una comunità, una città, un segno che potesse durare nel tempo. La storia dell’architettura, così oggi viene concepita, tende a concentrare la propria attenzione soltanto sui picchi (riconosciuti) dell’arte del costruire, quindi limitata a quanto è rimasto -sia pure allo stato di rudere- della grande fatica dell’uomo. Oppure, al contrario, come un susseguirsi spesso disordinato di “stili”, parola ormai desueta. Pur non discostandosi troppo dallo schema ormai consolidato, l’Autore tende a non perdere di vista l’interezza e la complessità del costruire inteso come insopprimibile bisogno dell’uomo e quindi non isola la sua attenzione alle aree che lo interessano ma ci riporta appena possibile al confronto e, dove sia corretto, alla influenza reciproca con altre civiltà, spesso ad una vera osmosi. E fa ciò, si badi bene, in maniera del tutto indipendente dai rapporti politici, ideologici o religiosi che nei secoli hanno impedito (e impediscono tuttora) alle due culture maggiormente coinvolte di misurarsi in termini di conoscenza, di ricerca, di significato, di speculazione filosofica; ovvero in termini di cultura. E’ appena il caso di ricordare il lungo periodo durante il quale il continente Europa era sprofondato nel buio delle menti mentre la cultura islamica nel suo insieme teneva alta la fiaccola della ricerca scientifica.

 

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Ultimo aggiornamento: 17/06/2010 13:01

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