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Torino: il nuovo volto dell'ex Choccolat Tobler

Main theme of the project is the concept of liveliness, enlighted also by the particular location of the transforming area, crossroad of different cultural logics and interests; however it's exactly the fragmented identity of this area which permits to risk innovative solutions which aim to improve its image and to encourage a future economic progress. In the same concept of liveliness the project bases its moves for a reinterpretation of living, through a flexible use of the spaces which determined the peculiar wedge logic of the residential units.

di Franco Cucchiarati


Principale fonte di energia per le nascenti industrie della Torino sabauda, la Dora nei secoli passati ha rappresentato il naturale asse di sviluppo di una città che ancora oggi conserva importanti tracce del suo passato produttivo. Fu lungo i canali di questo fiume che si insediarono le prime realtà protoindustriali, le cui origini risalgono già al XV secolo: nella prima metà dell’Ottocento si contavano in borgata Aurora, lungo le sponde della Dora, ben 72 officine che impiegavano una manodopera di 540 operai, con stabilimenti di rilevanza internazionale quali la ditta Fratelli Sclopis, la conceria Durio, l’arsenale per il Materiale di Artiglieria, le Officine Decker, per citarne solo alcune (BIANCHI, 1991). La chiusura delle fabbriche e il collasso dell’industria piemontese avvenuti intorno agli anni Settanta del Novecento determinarono la morte definitiva del fiume, già da tempo abbandonato al degrado ambientale che il suo sfruttamento da parte delle fabbriche comportava. Oggi l’architettura contemporanea riscopre il valore degli antichi stabilimenti dismessi lungo la Dora, li recupera, li riadatta a scopi residenziali e terziari, e contemporaneamente riconsidera il ruolo di quelle acque che per anni ne hanno rappresentato la principale forza motrice. È quanto è accaduto in via Aosta 8, Borgata Aurora, per un edificio realizzato nei primi del Novecento da una grande firma dell’architettura piemontese, Pietro Fenoglio, sede storica della conceria Gilardini prima e poi di una filiale dell’industria svizzera Choccolat Tobler. Qui la vicinanza al fiume Dora ha costituito la premessa fondamentale per concepire una casa votata all’ecologia e al risparmio energetico, ottenuto attraverso un impianto geotermico che sfrutta l’acqua di falda, con una pompa di calore reversibile che produce sia l’energia termica sia la refrigerazione estiva. Il recupero dell’ex fabbrica Tobler si è svolto all’insegna di due paradigmi solo apparentemente contraddittori, conservazione e innovazione, combinati insieme per dare luogo a un’architettura all’avanguardia in un territorio ancora relativamente inesplorato. Infatti, in considerazione del suo valore storico, il Piano Regolatore ha disposto che le due facciate esterne del complesso  - disposte ad angolo fra via Aosta e via Parma - venissero interessate solo da un intervento di restauro conservativo, motivo per il quale il progetto si è limitato a un impreziosimento dell’involucro, ritinteggiato e arricchito da un’illuminazione notturna che lo rende immediatamente identificabile.


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Ultimo aggiornamento: 06/06/2010 11:08

25.jpgex Tobler.jpg

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