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IL METODO DI ERNESTO NATHAN ROGERS E L'INVENZIONE DI GIO PONTI.

Ernesto Nathan Rogers Method and Gio Ponti Invention: consciousness among art, architecture and life. A rare empathy with the art world and ethic instruments for these two different protagonists in a Post II World War Italy that wants to grow with multi-faceted intellectual activity. Diverse positions and aims, with equal responsibility for a truly integral Italian architecture, on one hand ''able to design and detail'' of the other to follow ethics and democracy in the profession. If Ponti writes: ''The architects? Is not their a profession but a grace”, Rogers replied that architecture is a carefulness engagement, a commitment. Two faces become necessities of life, eros and logos, Calvino's lightness of memory (companion of every Pontian creation) in contrast to ideological confrontation. United in diversity, figures needed in mutual consideration of their specific features, shape in crucial stage of the debate about modern architecture, in the common perception of the powerful legacy of history, to be reinterpreted today in the transverse architecture stifled by the logic of contract and subservience to fashion.

Key Word:Art/architecture, Post II World War, Method


IL METODO DI ERNESTO NATHAN ROGERS E L’INVENZIONE DI GIO PONTI.  CONSAPEVOLEZZA TRA ARTE, ARCHITETTURA E VITA
 
Chiara Visentin
Università degli Studi di Parma, Facoltà di Architettura. Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura
 
 
"Non è il nostro compito quello di avvicinarci,
così come s'avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra.
Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.
La nostra mèta non è di trasformarci l'uno nell'altro, ma di conoscerci l'un l'altro, d'imparar a vedere ed a rispettare nell'altro ciò ch'egli è:
il nostro opposto e il nostro complemento."
Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro (Narziss und Goldmund, 1930)
 

 

Nel 1957 esce il libro-breviario Amate l’architettura di Gio Ponti, l’anno successivo la raccolta di saggi Esperienza dell’architettura di Ernesto Nathan Rogers. Testi diversi sia nell’impianto narrativo che nella veste grafica. Autobiografie di due autori nella loro maturità. Ponti ha 66 anni, è all’apice della carriera, vede sorgere l’opera che più gli assicurerà popolarità internazionale, il grattacielo Pirelli. Nel frattempo Rogers con gli inscindibili soci del gruppo, i BBPR, si prepara a distinguere alto nello skyline milanese il grattacielo, anzi torre, Velasca, dopo una gestazione di ben otto anni.  Entrambi con queste opere (il dopoguerra era il periodo dei grattacieli dell’ultima generazione … ad iniziare dal Seagram di Mies del 1957) si affrancano dal linguaggio del razionalismo, l’uno attraverso una forma contestuale, concreta e strutturale che assimila l’architettura dalle relazioni con il contesto, l’altro, Ponti, nell’intangibile perfezione della struttura cristallina che prelude all’apertura, intimamente milanese, verso la modernità.  Fino ad allora e in seguito i pensieri critici di Rogers e Ponti emergeranno con pari forza nella cultura architettonica italiana. L'uno e l'altro co-protagonisti della nascente ma stentata politica edilizia del dopoguerra, sebbene sia Ponti da considerarsi un pò l’architettore (o l’architetto-re) di quella che si avviava ad essere l’arte e l’architettura di stato postbellica.

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Ultimo aggiornamento: 22/11/2009 10:25

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