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Oswald Mathias Ungers e l'Italia

Il testo è una ipotesi di ricostruzione del singolare rapporto tra O.M.Ungers e l'Italia a partire dalla prima apparizione del Maestro tedesco nel numero 244 di Casabella nel 1960 - in un saggio e firmato da Aldo Rossi - fino alla consacrazione segnata dalla Mostra sulla sua opera nella Basilica palladiana di Vicenza e dalla laurea ad honorem a Cesena. Momento chiave di questo rapporto è la XV Triennale di Milano del 1973 nella quale si consolida, da parte di Ungers come di molti altri protagonisti della architettura internazionale, l'adesione al progetto unico della architettura razionale.

Oswald Mathias Ungers e l'Italia

L’inizio di un rapporto: la XV Triennale di Milano del 1973

Renato Capozzi
Federica Visconti

Ante-fatto e fatto: dalla “Casabella-Continuità” del 1960 alla XV Triennale di Milano (F.V.)

Il nostro ragionamento parte dalla constatazione, probabilmente banale, della esistenza di una affinità elettiva tra la cultura italiana e quella tedesca. Questa affinità - questa simpatia (sentire con, insieme ) - è la chiave di lettura del nostro tentativo di ricostruire occasioni, ragioni e senso del rapporto di Oswald Mathias Ungers con l’Italia: a partire da alcuni ‘significativi’ e reali momenti di incontro e sino a quello che abbiamo considerato il vero stabilirsi di un rapporto (la XV Triennale di Milano del 1973) per poterne infine valutare esiti successivi e ancora in fieri
La storia della affinità elettiva tra l’Italia e la Germania è ampiamente documentato nella letteratura critica e lunghissimo sarebbe l’elenco da fare se solo si volessero, ad esempio, ripercorrere i viaggi in Italia: quelli raccontati in parole da Johann Wolfgang Goethe , in note da Mendelssohn nella Sinfonia comunemente conosciuta con il nome di "Italiana", in pietra da Karl Friedrich Schinkel quando cita, nel padiglione costruito nel parco di Charlottenburg, il casino napoletano al Chiatamone. Tuttavia due citazioni possono aiutare a capire il senso dell’aver individuato questa affinità come chiave di lettura nella ricostruzione del rapporto tra OMU e l’Italia. La prima riguarda l’arrivo in Italia, nel 1755, di Winckelmann che, dopo aver visitato Roma, si ferma a Napoli e vi studia l’arte greca, definendola ragione tradotta in marmo e intuendo, in questo, quanto in quella civiltà, fondata appunto, sulla ragione fosse profondo il nesso tra culto dell’arte e culto delle libertà. La seconda citazione è quella de la Storia d’Italia di Montanelli e Gervaso dove si legge: L’Italia rappresenta qualcosa di antitetico alle loro romanticherie: la terra non solo del sole, ma anche delle linee nitide, delle forme composte e serene. L’Italia deve molto a questi uomini. Gli deve anche un’immagine di se stessa molto migliore e più lusinghiera delle sue realtà. Si definisce così, rientrando adesso nello specifico disciplinare, attraverso queste citazioni, un carattere importate di quella che abbiamo definito affinità elettiva che si connota per il suo essere strettamente legata all’esercizio della ragione e, nel nesso tra questo la libertà, al concetto di architettura come arte portatrice di valori civili.  Si diceva della esistenza di diverse importanti occasioni reali di incontro tra Ungers e l’Italia: alcune si collocano prima di quello che abbiamo individuato come momento centrale di questo rapporto - il fatto, la quindicesima Triennale di Milano - e ne costituiscono quindi l’ante-fatto; altri, da collocarsi dopo il 1973, di quella Triennale sono il post-fatto. Il nostro ragionamento proverà a ripercorrere questi tre momenti per chiudersi con una notula, per qualche, almeno parziale, conclusione.

L’ante-fatto si colloca in un arco temporale che va dal 1960 al 1967 e si articola in alcune occasioni di contiguità, a volte anche a distanza, tra Ungers, Aldo Rossi e altri, compagni di strada.  Ungers appare in Italia per la prima volta nel 1960, sul n. 244 della “Casabella-continuità” di Ernesto Nathan Rogers, con alcune opere precedute da un saggio a firma di Aldo Rossi dal titolo un giovane architetto tedesco: Oswald Mathias Ungers

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Ultimo aggiornamento: 24/07/2009 15:30

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