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L'EVOLUZIONE DELL'INGEGNERIA SISMICA IN ITALIA

Il ritardo nella divulgazione e nell'accettazione delle più avanzate concezioni progettuali antisismiche ha provocato un effetto di deriva che sta producendo un preoccupante distacco fra i risultati delle ricerche tecnico-scientifiche e la loro applicazione nella pratica realizzativa corrente.




DALLE CASE BARACCATE DEL PERIODO BORBONICO ALLE TECNICHE DELL'ISOLAMENTO SISMICO

ALBERTO PARDUCCI

 

L'Ingegneria Sismica ha conquistato quella sua fisionomia che oggi la distingue dagli altri settori dell'Ingegneria Strutturale mediante la progressiva interpretazione dei fenomeni osservati sul campo ogni volta che nel mondo avveniva un terremoto distruttivo. In questo modo ha approfondito le conoscenze di base riguardanti le caratteristiche dei moti del suolo e la capacità di risposta delle costruzioni soggette ad un input così particolare come quello sismico. L'accrescimento di queste conoscenze ha richiesto più volte di modificare e di aggiornare le concezioni che regolano il progetto antisismico per mirare con una precisione sempre maggiore verso quegli obiettivi che a loro volta si andavano definendo. Rispetto ad un secolo fa, quando si è iniziato ad affrontare il problema sismico con un'ottica scientifica, i livelli di sicurezza che ora si possono pretendere, soprattutto nei confronti degli eventi di grande violenza, sono ben più impegnativi.

Se però si esamina il risultato raggiunto nella pratica operativa, la situazione non appare altrettanto soddisfacente, perché il progresso delle conoscenze non sempre ha trovato un adeguato riscontro nelle fasi progettuali e costruttive. In Italia, forse più che in altri Paesi soggetti al rischio sismico, la divulgazione e l'accettazione delle nuove concezioni sono avvenute in ritardo ed in modo improprio. Il problema sta riguardando perfino gli ambienti accademici dove si incontrano ancora forti difficoltà, soprattutto quando gli argomenti coinvolgono competenze parallele, come quelle (è uno dei punti nodali) che riguardano i rapporti fra l'Ingegneria Sismica e l'Architettura; rapporti molto incerti, se non perfino inesistenti.

In questa situazione non mancano i problemi che derivano da atteggiamenti conservativi di una burocrazia che, muovendosi in un sistema amministrativo sempre più complicato, stenta a trasferire le novità in appropriati documenti legislativi. La recente sequenza dei provvedimenti normativi è un'occasionale esaltazione di questo aspetto, ma non ne costituisce la principale motivazione. Occorre infatti focalizzare l'attenzione su comportamenti involutivi più generali che in misura sempre maggiore ostacolano il trasferimento delle nuove concezioni verso la pratica progettuale, allontanando il settore operativo dalla possibilità di impiegarle nella maniera più efficace.

Non c'è pensiero scientifico senza rimozione, affermava G. Bachelard già negli anni '30 del secolo scorso. In molti campi delle attività umane però, quando lo sviluppo di nuove conoscenze richiede un mutamento dei paradigmi operativi che prima erano stati riconosciuti validi, nascono facilmente atteggiamenti di diffidenza che ne rallentano l'accettazione. Le recenti esperienze fanno pensare che questo problema abbia trovato percorsi particolarmente tortuosi quando si è trattato di aggiornare i criteri progetto e le modalità di realizzazione delle costruzioni resistenti ai terremoti.

I numerosi interessi e l'eccessivo frazionamento delle competenze che governano l'intero processo edilizio generano anch'essi difficoltà che si riflettono sul delicato settore della progettazione antisismica. Ed è proprio in quest'ambito che si sta manifestando un crescente distacco delle mentalità e delle pratiche operative dalle indicazioni fornite dall'evoluzione delle conoscenze di base. E' una lentezza che trova le sue motivazioni, non sempre dichiarate, in un complesso di cause e di condizionamenti non solo di natura economica, ma anche di natura culturale. Sia pure in un ambito più limitato come quello sismico, il problema sembra presentare una certa analogia con i comportamenti che sono stati indicati da autorevoli scienziati e filosofi della scienza, per interpretare più in generale quei processi, non privi di una componente genetica, con i quali si diffondono e si accettano i mutamenti delle conoscenze. Questi comportamenti risentono anche di sollecitazioni più o meno consce provenienti da convenienze sia di settore, sia individuali; ciò perché la richiesta di modifiche coinvolge cambiamenti che interferiscono con un modo di operare e di pensare che era organizzato secondo procedure ormai stabilizzate.

Nel caso specifico degli argomenti in oggetto, il punto focale risiede però in alcuni aspetti riguardanti il modo di progettare, che hanno prodotto delle deviazioni concettuali, apparentemente paradossali, come quelli conseguenti alla indiscriminata diffusione dei procedimenti di calcolo automatico. A fianco di una loro indubbia potenzialità questi hanno prodotto anche un effetto di epistasi delle concezioni di progetto ed una cristallizzazione dei metodi di lavoro (parafrasando David Knuth, si può dire che il fine ultimo del "computer" è l'eliminazione di qualsiasi bisogno di pensiero intelligente). . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

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Il centro di emergenza della Protezione Civile a Foligno

In corso di costruzione (Progetto di A. Parducci e G. Tommesani)

Visita anche il sito : http://www.curee.org/architecture/

 

ALBERTO PARDUCCI

L'EVOLUZIONE DELLE CONCEZIONI ANTISISMICHE TRA INERZIE E INCOMPRENSIONI

Ultimo aggiornamento: 21/06/2009 16:08

CENTRO PROTEZIONE CIVILE FOLIGNO.jpg

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