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RESTAURO DEL MODERNO

Non solo gli individui, ma anche la scienza può essere psicoanalizzata e sottoposta a terapia allo scopo di smascherare le pigrizie intellettuali che sostengono determinate scelte concettuali e operative, le motivazioni inconsce che inducono a dare per scontate certe nozioni, i bisogni pratici che spingono in una direzione piuttosto che in un'altra, la caparbietà nell'insistere su idee collaudate ma prive di prospettive, l'infantilismo delle esperienze primitive che condizionano i successivi sviluppi, il fascino ingannevole del realismo che dà una falsa sensazione di verità, la pretesa paranoica dell'unificazione e della generalizzazione a ogni costo, la pressione pragmatista del risultato immediatamente utilizzabile, le pulsioni soggettive che condizionano prima le visioni del mondo e poi le teorie scientifiche.

Umberto Galimberti
Paesaggi dell'anima, Milano (1996)

RESTAURO DEL MODERNO

CONFRONTO TRA DIFFERENTI "RETI" IDEOLOGICHE

Olimpia Niglio
 

Il presente contributo è tratto dal volume curato da Federica Fernandez, Il restauro dell’edificio AR a Palermo, Palermo 2008, pp. 10-20 [ISBN 978-1-4092-0146-5]

 In occasione di un ciclo di lezioni tenute nel dicembre 1991 da John D. Barrow presso la cattedra di Filosofia della Scienza dell’Università di Milano, l’astronomo-matematico inglese cercando di dare una definizione della matematica afferma:

Se fermate per strada uno storico o chiunque altro studioso e provate e chiedergli la definizione della sua materia, non avrà difficoltà a darvela. Ma provate a fermare per strada un matematico: questi non sarà in grado di dirvi che cos’è la matematica; leggete un qualsiasi libro di testo, andate ad una qualsiasi lezione all’università e non capirete mai che cos’è la matematica.

Le differenti posizioni teoriche che vanno dall’empirismo, all’idealismo, al formalismo, al costruttivismo fino a giungere alla logistica fanno della matematica una disciplina che continua da secoli il suo percorso evolutivo e di sviluppo senza porsi traguardi definitivi e quindi senza preoccuparsi necessariamente del suo significato o delle sue possibili definizioni assolute. Ma tutto questo non rallenta il suo processo evolutivo che anzi è alla base del mondo in cui viviamo.

Questa autonomia ed indipendenza di pensiero, propria della matematica creativa, scopriamo che è alla base anche di altre discipline quali la musica, l’arte, il disegno, l’architettura, tutti settori però nei quali si è cercato sempre di giungere a dare delle affermazioni di autorevole scientificità. Questo il caso anche del restauro dell'architettura rivolto all’opera moderna su cui questa nota intende rivolgere la sua attenzione.

 Dopo secoli di storia della matematica gli studiosi continuano ad affannarsi nel ricercare un suo preciso significato se non nel modo con cui questa giunge a dare una definizione di se analizzando la realtà a cui si riferisce di volta in volta. Ma sembra che non si possa pervenire ad una definizione generalizzata. Allora come può una disciplina giovane come il restauro essere giunta a darsi tante definizioni e ad affermare quasi delle verità assolute in così breve tempo, sostenuta anche da dottrine e leggi che ne regolano in modo assoluto il suo operato? Eppure tra le varie autorevoli definizioni ancora tante ed indefinite sono le posizioni scientifiche assunte dalle differenti scuole di pensiero. Questo è certamente un segnale su cui concretamente riflettere.

Al riguardo può valere la pena segnalare un dubbio manifestato anche da Roberto Masiero che, analizzando le definizioni del termine restauro di nove studiosi a confronto e sui vari disaccordi rilevati, annota l’impossibilità stessa di arrivare ad una definizione per il restauro.

Penso anche - scrive Roberto Masiero - che coloro che operano e pensano al restauro dovrebbero riflettere il più possibile usando tutti gli strumenti a disposizione sui paradossi, sulle contraddizioni, sulle aporie che fanno del restauro un’impossibile disciplina, capendo il fatto che, essendo cultura moderna e contemporanea, una cultura fondata sulla metafisica della storia e dell’arte, il restauro appare come il luogo più problematico di questa stessa cultura, dato che in esso sono continuamente in gioco storia e arte, storia e valori, storia e progetto.
Forse potremmo fare un ulteriore esperimento: chiederci come il restauro, che in fondo non sappiamo bene cosa sia, è determinato o determina le seguenti antinomie: materia/forma, forma/contenuto, natura/artificio, natura/cultura, natura/storia, nuovo/antico, tradizione/progresso, creazione/ripetizione, autenticità/inautenticità, vero/falso, comprensione/precomprensione, produzione/riproduzione, libertà/necessità. Tra il <definiendum> ed il <definiens> c’è di mezzo tutto questo e altro ancora. A noi scovarlo.
 

Nascono così un insieme di dilemmi che ci suggeriscono di smettere di preoccuparci e di ricercare necessariamente la definizione assoluta di ciò che non ha a sua volta alcun valore assoluto se non relativo al caso di riferimento, appunto l’oggetto dell’intervento di restauro. Ciò che ci guida nell’intraprendere la strada della conservazione del patrimonio culturale sono aspetti molto più complessi che è difficile sintetizzare in una definizione assoluta o nell'articolo di una legge. Si tratta di giudizi variabili e contingenti che mutano in relazione alle mentalità collettive che li accompagnano; ecco perché anche il quadro normativo e le procedure burocratiche che intervengono su tali operazioni sono il più delle volte fallaci, incapaci di dare risposte obbiettive e non generalizzabili .Sarebbe molto utile e costruttivo, al riguardo, riflettere sul modo con cui le differenti culture e le diversificate capacità di percezione intervengono nelle scelte connesse alla conservazione del nostro patrimonio.  La storia del restauro ci ha dimostrato che le scale dei valori sono varie e contingenti (pensiamo ad esempio alle teorie di Viollet Le Duc e di Ruskin o al modo di intendere oggi un intervento di restauro, per esempio, nell'Europa Orientale rispetto ad una cultura Occidentale) e lo sono anche le decisioni riguardanti il perché si conserva e il modo con cui si interviene per conservare. L’itinerario temporale e concettuale di questa disciplina è pieno di complicazioni, di travestimenti e di scambi ideologici strettamente connessi alle singole realtà politico-culturali delle persone che sono intervenute a codificare il suo sviluppo teorico e metodologico e ancora oggi continua la sua evoluzione su un’onda di incertezze e forti contraddizioni. Ma tutto questo fa parte della ricchezza culturale propria della disciplina del restauro e su cui è necessario ricercare e continuare a lavorare. Trova così conferma la relatività del concetto di restauro e l’impossibilità di darne una definizione scientifica assoluta, in contrasto con la prassi comune che, ormai da diverso tempo, pone una grande attenzione sulla ricerca di “categorie” e “schemi” con cui classificare la disciplina. Con ciò non si intende manifestare alcuna velleità a ribaltare o contrastare i risultati raggiunti da oltre due secoli di storia del restauro al fine di proporne dei nuovi, poiché il fatto contrasterebbe con quanto fin qui scritto; diversamente si avverte la necessità di mettere a fuoco maggiormente quei passaggi significativi che hanno informato e informano la maniera di concepire e praticare il restauro.

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Ultimo aggiornamento: 21/06/2009 15:55

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