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Arte e Scienza a confronto - Olimpia Niglio

I criteri che hanno guidato la conoscenza di un'opera d'arte, in passato, si sono fondati principalmente su un giudizio di valore legato alla rivalutazione e al riconoscimento della storicità e dell'artisticità del manufatto oggetto di studio.

Il restauro da semplice campo di applicazione a stimolo dellaricerca. Arte e Scienza a confronto

 

I criteri che hanno guidato la conoscenza di un’opera d’arte, in passato, si sono fondati principalmente su un giudizio di valore legato alla rivalutazione e al riconoscimento della storicità e dell’artisticità del manufatto oggetto di studio. In seguito ai numerosi contributi della scienza e alle sue sperimentazioni in campo tecnico-scientifico, gli interessi degli studiosi quanto degli operatori si sono rivolti anche verso una cultura detta “materiale”  il che ha comportato una maggiore attenzione verso gli aspetti quantitativi nonché qualitativi del costruito nonché verso una visione dell’oggetto considerato non più nella totalità della sua struttura ma come unità degli elementi costituenti, nella sua dimensione spazio-temporale. In tal modo l’intervento di conservazione non viene più valutato come semplice mezzo di “trasformazione”, bensì come atto rivolto a reinserire l’opera nel reale processo di fruizione, d’uso e di manutenzione. Da ciò è derivata una particolare attenzione nei confronti della materia di cui l’opera è costituita. Infatti un’opera d’arte esiste

 

un’opera d’arte esiste in quanto costituita di materia e la sua “vita” non è che un trasformarsi spontaneo o forzato di questa .

 

In tal modo in un’opera d’arte va valutato non solo l’aspetto estetico-artistico ma anche quello scientifico rivolto più strettamente alla salvaguardia della materia; entrambi gli aspetti dovranno armonicamente integrarsi e puntare alla conservazione. Così l’opera in quanto materia costituisce l’aspetto principale delle indagini i cui obiettivi sono molteplici e puntano sia alla conoscenza storica quanto a quella più propriamente tecnica

Così Storia e Scienza insieme rivestono un compito molto complesso: quello di indagare, analizzare e conoscere quanto le generazioni passate ci hanno tramandato al fine di trasmettere e rendere fruibile questo patrimonio anche a quanti ci seguiranno. L’importanza del rapporto tra scienza ed arte e dunque tra competenze tecniche e capacità artistiche è un legame che è insito nell’opera stessa; ciò trova giustificazione soprattutto se si riflette che un qualsiasi manufatto realizzato dall’uomo è immagine dello stretto rapporto che esiste tra creatività (dunque ideazione della forma) e tecnica (mezzo atto a realizzarla).

Nonostante i trattati scientifici dei secoli scorsi sottolineassero l’importanza  della tematica per la quale ars sine scientia nihil est, la storia, diversamente, ci ha tramandato la forte contrapposizione che è sempre esistita tra arte e scienza, rifiutando la sperimentazione a vantaggio dell’empirismo da cui è scaturito un uso non appropriato di mezzi per la realizzazione dell’opera, il tutto causando anche una sua perdita repentina.

Soltanto a partire dagli anni settanta del XX secolo l’attenzione degli studiosi si è soffermata ad approfondire e verificare questo rapporto tra tecnica ed arte, un legame che si manifesta sempre più insostituibile nell’ambito della conservazione del nostro ricco patrimonio storico-artistico. In tal modo si comincia a manifestare la piena volontà a stabilire un incontro tra cultura scientifica e cultura umanistica. Ed è proprio questa collaborazione, da cui non è possibile prescindere, data la complessità dei problemi che un intervento di restauro impone di tener presente, che rende

 

pericoloso avere due culture che non possono e non sanno comunicare. Gli scienziati danno a volte cattivi consigli, ma nello stesso tempo offrono una conoscenza di alcune frontiere del sapere di cui solo essi dispongono.

 

Da ciò deduciamo l'importanza della interdisciplinarietà nel campo del restauro e di come l'architetto restauratore criticamente deve saper valutare ed utilizzare tutti i dati forniti dalla scienza ai fini della conservazione dell'opera. Ma, molto spesso, proprio questa complessità di dati forniti dalla scienza e non opportunamente coordinati con le conoscenze storico-artistiche rende rischioso e dannoso l'intervento conservativo. Da tutto ciò deduciamo ancora una volta l'importanza della interdisciplinarietà e la necessità di un'attenta lettura critica condotta dallo specialista restauratore circa i dati forniti dalle più avanzate ricerche tecnologiche e la scelta di queste, in quanto il panorama della ricerca industriale impegnato nel settore dei beni culturali (dalle indagini conoscitive più sofisticate, all'impiego di nuovi materiali ad avanzate tecniche consolidanti) è molto ampio ma non sempre soddisfacente.

La complessità dell'intervento di restauro richiede sempre più sicurezza metodologica il che comporta la necessità di apporti scientifici precisi e corretti, valutati caso per caso, la cui opera non si fermi alla realizzazione del progetto di restauro ma punti, invece, ad evitarlo attraverso la prevenzione e la manutenzione supportata proprio da indagini conoscitive quali il rilievo e la diagnosi non distruttiva.

La domanda sempre maggiore di approfondite conoscenze del costruito da parte di studiosi quali storici, architetti, archeologi contribuisce sempre più ad avvicinare il mondo scientifico e quello più propriamente teorico-umanistico. Ma

 

Lo scarso scambio di idee e di informazioni abbassa il livello della ricerca, e può far si che ognuno praticamente continui a portare avanti il proprio discorso disciplinare. D'altra parte la interdisciplinarietà è una pratica molto difficile da mettere seriamente in atto, ci vuole un minimo di umiltà da ambo le parti, per cercare di usare linguaggi comprensibili, e una continua verifica del lavoro di ricerca comune.

 

A questa mancanza di dialogo si va ad aggiungere la scarsa fiducia e coraggio per l’innovazione per cui non c’è sperimentazione che di per sé implica apertura verso orizzonti che non garantiscono certezze. A tale mancanza di coraggio si aggiunge il pregiudizio, spesso molto restrittivo, verso l’efficacia culturale del supporto tecnologico. Così mentre in altri ambiti si fa ricerca, si sperimenta, si investe e quindi si ampliano gli orizzonti e le applicazioni di tecniche in campi spesso poco accessibili, lo stesso non avviene nel campo del restauro che finisce con il diventare non campo produttivo ma solo applicativo, di materiali “innovativi” ma non certo conservativi a tal proposito è necessario sottolineare che il ruolo della ricerca scientifica nel campo della progettazione della conservazione del costruito deve consistere anche nello studio di prodotti, materiali, tecniche e metodologie pensate esplicitamente per l’architettura e per gli obiettivi della tutela

Intanto la mancanza di sperimentazione, di apertura investigativa il più delle volte è stata governata da un consolidato atteggiamento semplicistico dell’architetto che opera nel campo del restauro:

 

primo, scarta le tecniche che non conosce, o le riduce a semplici formalità e, secondo, riconduce a livelli di prassi artigianale quelle discipline che non è in grado di praticare con rigore ma che gli sembrano indispensabili. Una terza via, quella di delegare ad altre competenze il compito di svolgere speciali indagini di settore, presenta, in questi casi, alcuni rischi per la diversità di linguaggi con cui gli operatori colloquiano e per la conseguente schematicità delle comunicazioni

 

Il tutto lo si può in parte superare nel momento in cui ci si rende conto che le diverse discipline che intervengono nel campo del restauro non sono solo di semplice supporto ma, al contrario, sono strumenti facenti parte integrante del restauro stesso.

Potrebbe essere questo l’inizio verso l’abbattimento delle “perimetrazioni” disciplinari in funzione di un serio dialogo interdisciplinare.

A tale riguardo risulta cominciare e creare le basi per

 

superare la barriera tra cultura scientifica e cultura umanistica, recuperare una vera e propria trans-disciplinarietà, far colloquiare l’estetica con la scienza, le persone con la natura, il soggetto con l’oggetto: questa è la via maestra per combattere il Pensiero unico omologante (...) La sua più evidente conseguenza è oggi un’uniformità che uccide la creatività (...)

 

Fin quando le posizione esposte resteranno immutate la disciplina del restauro rischierà di rimanere sempre estranea rispetto agli interessi consolidati propri della ricerca scientifica.

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Ultimo aggiornamento: 19/04/2009 05:15

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